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Più cura per i prodotti e anche per chi li lavora

di Elena Guerri
Più cura per i prodotti e anche per chi li lavora

Indagine dell’Asl sullo stato di salute degli addetti al settore macelleria Alte percentuali di mal di schiena, tendiniti, discopatie e tunnel carpale

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PONTEBUGGIANESE

Mal di schiena, tendiniti: questi, e altri malanni, sono quelli che più di altri affligono i lavoratori di un settore particoilare, che in Valdinievole conta molti addetti: la lavorazione delle carni.

Ieri mattina, nella biblioteca comunale di Ponte Buggianese, sono stati illustrati i risultati dell’indagine svolta dal dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl 3 nel comparto della lavorazione carni nella Zona Valdinievole. Sono state 32 le aziende coinvolte nell’indagine, iniziata nel 2009, per un totale di 270 lavoratori.

«Dagli studi è emerso che un’alta percentuale di coloro che lavorano in questo settore soffre di mal di schiena, di discopatie, di tendiniti e di sindrome del tunnel carpale – ha sottolineato la dirigente e organizzatrice del convegno Tina Panzone – le malattie molto spesso sono correlate con l’attività svolta e scatenate da posture scorrette, errate procedure di movimentazione manuale di carichi e/o movimenti ripetitivi degli arti superiori. È stata evidenziata anche un’alta percentuale di lavoratori affetti da verruche alle mani. Le verruche sono escrescenze carnose e dure, di natura benigna, provocate da infezioni virali da parte del papilloma virus umano, che è specifico per l'uomo. La trasmissione avviene attraverso il contatto comune con strumenti di lavoro, ma anche attraverso gli stessi tagli di carne manipolati in sequenza da più operatori sulle linee produttive. Le verruche cutanee, contratte per causa di lavoro sono riconosciute come infortuni sul lavoro».

«Inoltre in taluni casi si è riscontrata una scarsa sensibilità per la protezione dell’addetto, mentre c’è una maggior attenzione per l’igiene dell'alimento»: ha aggiunto il tecnico dell’Asl Lisanna Billeri.

«Il costo dell’infortunio in Italia è altissimo – ha sottolineato Valter Fattori – e si aggira intorno al 2% del Pil».

«Il nostro compito consiste nella prevenzione – hanno concluso Pietro Gabbrielli, Andrea Innocenti e Massimiliano Tacchi – gli studi di comparto infatti non sono volti alla repressione, ma al miglioramento delle condizioni preesistenti».

Infine dallo studio è emersa la necessità per il datore di lavoro di fare la valutazione dei rischi, con la collaborazione dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e del medico competente, e che la valutazione dei rischi sia adeguata alla reale situazione lavorativa.

Allo stesso modo la sorveglianza sanitaria effettuata dai medici deve essere mirata ai rischi specifici evidenziati in fase di valutazione dei rischi e, quindi, deve prevedere protocolli che non si limitino ai classici esami medici, ma che comprendano anche lo studio dell’apparato muscolo scheletrico e dei movimenti ripetitivi degli arti superiori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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