Il dolore
Tante Mercedes, ma redditi zero
Molta Valdinievole tra i beni sequestrati a Terracciano
MONSUMMANO
Alla voce redditi, zero. Tanto avrebbe “dichiarato” Giacomo Terracciano, ritenuto il capo dell’omonimo clan in odore di camorra, dal 1994 al 2011. Lo sostiene il collegio dei giudici che ha autorizzato sequestri di beni per 41 milioni di euro al clan. E mentre dichiarava zero, aggiungono i giudici, sui suoi conti sarebbe transitato più di un milione di euro, avrebbe comprato un’auto da 67.000 euro, qualche cavallo da corsa, oltre ad aver affittato un capannone. Parte da questa sproporzione il provvedimento di prevenzione grazie al quale gli hanno sequestrato la Mercedes SL 500 e una serie di società che secondo la Procura sono intestate a prestanome. Tra queste la Vecchia Fattoria di Monsummano (intestata ad Attilio Viscusi), la Firenze Gestioni di Montecatini (Giuseppe Di Giovanni), la Trot for Joy di Montecatini (Gennaro Casillo), la Pegaso srl di Uzzano (Luca Barollo). Anche Carlo, fratello di Giacomo, secondo i giudici dichiara il minimo indispensabile: nulla tra il 1999 e il 2003, tra gli 11.000 e i 15.000 euro fino al 2008, poi più nulla. Gli hanno comunque sequestrato una Mercedes 300, quote nella società Altegia, l’associazione Club amici miei di via Paolini e beni della convivente.
Uno schema che si ripete per Antonio, figlio di Giacomo Terracciano: redditi al minimo e 950.000 euro transitati sui suoi conti. E anche lui viaggia in Mercedes S 300. A controllare la contabilità di alcune delle pizzerie Donchisciotte, secondo la Procura intestate ai prestnome di Terracciano, è stato chiamato il commercialista Leonardo Castoldi, lo stesso che cura il fallimento della Sasch.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
