Il Tirreno

Montecatini

Servizi assistenziali, pregi e problemi

di Francesca Maltagliati
Servizi assistenziali, pregi e problemi

Dalla segnalazione di un disagio parte il viaggio alla scoperta delle attività della Società della Salute

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PESCIA

Fornire un servizio adeguato alle esigenze di ognuno, dar vita a un progetto personalizzato e anche evitare gli sprechi: questi i principi su cui si basa l’attività della Società della Salute. Partendo dalla segnalazione arrivata al nostro giornale, da parte della famiglia di un anziano che si è visto ridurre le ore di assistenza settimanale, il direttore della Società della Salute Claudio Bartolini, insieme al neo presidente Daniele Bettarini e ad alcuni medici, spiega gli obiettivi e le modalità d'intervento di questo ente, che si occupa dell'assistenza sociosanitaria in Valdinievole.

Un ente che, sebbene sia stato spesso oggetto di critica, accusato di essere solo l’ennesimo baraccone, nasce per migliorare la gestione dei servizi sociali e di quelli sociosanitari, garantendo nelle prestazioni quell’uguaglianza fra cittadini di diverse realtà che prima, quando ogni Comune gestiva i servizi in proprio, non sempre poteva esser garantita.

E allora, come si spiega la diminuzione delle ore nel caso di un anziano invalido totale? «Senza entrar troppo nel caso specifico per motivi di privacy – dice Bartolini – è bene spiegare che l’assistenza che viene fornita, ad esempio ad una persona anziana, non viene data a vita. Vengono periodicamente fatte delle valutazioni per capire se il bisogno iniziale è lo stesso o meno».

«E la valutazione – spiega la dottoressa Patrizia Baldi – non è unicamente mirata a capire lo stato di salute, ma anche la situazione sociale, che quindi include quella familiare e quella economica». Per fare un esempio: a un anziano a cui viene riconosciuto l'accompagnamento è probabile che vengano diminuite le ore di assistenza gratuita. Allo stesso modo un anziano che ha molti figli e un reddito che supera una certa soglia non potrà veder garantita la stessa assistenza di chi è solo ed ha una entrata minima.

Allora è solo questione di costi? «Certamente la Sds – spiega Daniele Bettarini – lavora attraverso un bilancio, ma la questione economica non è la prima ad entrare in gioco. Trovo comunque che sia corretto e opportuno ottimizzare le risorse ed evitare sprechi, poiché dare un servizio aggiuntivo a chi non ne ha la necessità significherebbe toglierlo a qualcuno che invece ne ha davvero bisogno».

«Se i soldi fossero il primo pensiero – interviene ancora Bartolini – sarebbe per noi più semplice ed economico mandare molte persone anziane nelle Rsa invece che fornir loro un’assistenza domiciliare complessa».

Quest’ultima comprende infermieri, medici e assistenti sociali (o anche altri tipi di assistenza), una serie di professionisti che quotidianamente prestano il loro aiuto all’assistito e che vanno a costare molto di più dei 100 euro giornalieri che si spenderebbero in Rsa. «Il punto è – continua Bartolini – che è preferibile per la salute psicofisica dell’anziano che quest’ultimo resti a casa propria, ma per farlo è necessario anche l'ausilio delle famiglie».

È quindi indispensabile un cambiamento culturale: «La sfida – dice la dottoressa Donatella Simoncini, responsabile dei servizi infermieristici – è quella dell’appropriatezza degli interventi che, a livello numerico, possono anche diminuire qualora si riesca a ottenere lo stesso risultato. In sanità si assiste a tanti sprechi: prestazioni inutili che si sarebbero potute evitare ad esempio attraverso una maggiore attenzione delle famiglie». E fra gli sprechi più evidenti ci sono gli accessi al pronto soccorso, spesso immotivati, che potrebbero essere evitati attraverso lo sviluppo delle “case della salute”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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