Sicurezza
«Va tolta la mia immagine dall’archivio dei carabinieri»
BUGGIANO «La mia foto deve essere tolta dall’album delle immagini segnaletiche dei carabinieri. È il minimo che possono fare dopo quello che mi è successo». Non sa se essere più disperato o impotente...
BUGGIANO
«La mia foto deve essere tolta dall’album delle immagini segnaletiche dei carabinieri. È il minimo che possono fare dopo quello che mi è successo».
Non sa se essere più disperato o impotente di fronte a un destino beffardo, Ivano Saccottelli, protagonista di ripetuti scambi di persona che gli sono costati denunce e processi da cui è sempre uscito assolto perché il fatto non sussiste. Senza scomodare Pirandello e il rapporto tra identità e personaggio, quello che da anni Saccottelli sta subendo è un incubo che potrebbe inghiottirlo di nuovo in qualunque momento.
«È iniziato tutto nell’ottobre 2009 – racconta l’operaio –. Premetto che ho giocato a calcio per anni nel Serravalle. Un giorno un ex dirigente, invalido e quasi cieco, incontra per strada una persona. Crede sia io e pronuncia il mio nome per salutarmi. In realtà quel tizio è un ladro che si guarda bene dal dire che non si chiama come me. Anzi, asseconda l’ex dirigente che alla fine viene derubato. A quel punto vengo denunciato e inizia il mio calvario».
Ivano Saccottelli finisce nell’archivio delle foto segnaletiche.
«Alle 6,30 di mattina quattro carabinieri arrivarono a casa mia – prosegue –. Abito in una corte e si può immaginare i vicini cosa possano aver pensato. Per tre ore mi hanno perquisito la casa senza trovare alcunché. Con questa storia della foto inserita nell’elenco dei sospettati mi hanno catapultato in un mondo che mi è completamente estraneo, associato a persone che delinquono e spacciano. Sono un incensurato. Forse qualche ladro e truffatore mi assomiglia, ma non so che farci. Non è certo colpa mia se vengo riconosciuto in foto come l’autore di un reato che non ho mai commesso. E meno male che ho sempre avuto alibi inattaccabili altrimenti avrei pagato conseguenze ancora più gravi per questa vicenda davvero assurda».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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