Il Tirreno

Montecatini

Nicoletti finanziò l’acquisto del Kursaal

di Pietro Barghigiani
Nicoletti finanziò l’acquisto del Kursaal

Gli interessi immobiliari in città dell’ex cassiere della banda della Magliana tornato in carcere per estorsione e usura

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Soldi e mattoni. Colletti bianchi e fiumi di denaro dalla provenienza dubbia. Il fiuto per il business aveva portato Enrico Nicoletti, cassiere della banda della Magliana, anche in città. «I miei affari vanno da Cassino a Montecatini» dichiarò in un’intervista concessa dopo essere uscito di galera alla fine degli anni Novanta. E in cella è tornato lunedì, a 76 anni. Deve scontare 6 anni e mezzo per usura, estorsione e rapine.

Il personaggio. Fervente cattolico, abile nei rapporti con le gerarchie ecclesiastiche vaticane e non di meno pratico nel trattare con i politici dell’allora Prima Repubblica, Nicoletti è un personaggio che può essere affascinante e spietato, secondo il giudizio di chi l’ha conosciuto. Un protagonista laterale nella storia cittadina. ma con un peso specifico di rilievo per misurare quanto sia stata suggestiva l’attrazione fatale della malavita per Montecatini.

Il business. Il suo nome è legato a due operazioni immobiliari. Investimenti bloccati dalla magistratura: il Kursaal e l’Hotel Paradiso. Se per la prima vicenda l’arrivo nel 1994 dell’imprenditore Luigi Ferro di Verona ha trasformato l’ex luogo del divertimento ormai in disarmo in un centro residenziale con uffici e negozi, per quella che avrebbe dovuto diventare una clinica sanitaria finita nell’elenco degli oltre 200 immobili sequestrati e poi confiscati a Nicoletti siamo alle carte bollate. Da una parte l’agenzia dei beni confiscati, dall’altra la nuova proprietà Pirelli Real Estate che vuole il bene per metterlo all’asta. Progetti sfumati per l’uomo d’affari romano di cui aveva parlato nel luglio 1993 davanti alla commissione antimafia il pentito Pasquale Galasso, boss della camorra attirato da Montecatini e desideroso di investire in città.

Arriva la camorra. «Nel 1983-1984, mentre rientravo dall'estero, mi fermai a Montecatini a trovare alcuni miei amici e vidi questo bello stabile abbandonato – riferì Galasso –. Già all'epoca me ne interessai, perché mi avevano detto che si trovava in una situazione prefallimentare. Tra l'altro, questi miei amici mi dicevano che era un grosso affare. Nel 1988-1989 seppi da alcuni miei amici, imprenditori che non hanno nulla a che vedere con la delinquenza, che l'immobile era all'asta. Parlandone con il mio socio, l'ingegner Marco Cordasco, pensammo di concorrere all'asta normalmente. Il Kursaal non è altro che un'iniziativa che poi alla fine si ritorce contro di me. Ricordo che il mio buon padre mi diceva sempre di non comprare mai nulla all'asta perché porta sfortuna. La prima volta che ho comprato una cosa (non io fisicamente, ma l'ingegner Cordasco per conto mio insieme a lui) questa mi ha realmente portato sfortuna».

L’asta. Galasso spiegò poi in che modo Nicoletti fu coinvolto nell’affare Kursaal. Il suo ruolo fu quello di finanziatore. Non appariva nella società, ma, secondo il capo clan, aiutò economicamente l’ingegner Cordasco a concludere l’operazione poi bloccata dalla magistratura. Nella prima asta lo storico edificio se lo era aggiudicato per 6 miliardi una cordata di imprenditori locali. Cordasco aumentò l’offerta e nella seconda asta mise sul piatto 11 miliardi.

Il finanziatore. «Avevo già sborsato 4 o 5 miliardi di lire – sottolineò Galasso -. Feci presente al signor Cordasco che Galasso non aveva la banca oppure i miei soldi avevano il sangue dentro. Egli quindi non poteva speculare sulla mia forza danarosa. Trovò allora le sue strade di finanziamento e in particolare si rivolse, tramite Cillari, conosciuto attraverso me, al signor Nicoletti, dal quale ricevette 2 o 3 miliardi di lire. Nella società tra me e Cordasco e poi con il dottor Bifolco, nelle iniziative del Kursaal , di un centro commerciale ad Osmannoro acquistato dal gruppo Pontello e in un'iniziativa edilizia a Baronissi per la costruzione di 100-150 appartamenti vicino all'università, arrivai a sborsare fino a 8-9 miliardi di lire a Cordasco. Mi doveva dare altri 3 miliardi di lire e ci siamo accordati decidendo che queste iniziative andavano divise».

La girandola societaria. La proprietà del Kursaal nei primi anni Novanta fu una porta girevole. «Cordasco vendette il 50 per cento al signor Augusto Antonelli di Roma e quanto al mio 50 per cento, che mi doveva essere dato ufficialmente, Augusto Antonelli, che è un uomo dei Cillari, di Nicoletti e così via, non mi ha mai dato questa ufficialità. Me la diede quando Cillari convocò una riunione da Carmine Alfieri; in quel momento Augusto Antonelli mi diede dei fissati bollati di un'altra società e Cordasco mi lasciava l'attività di Osmannoro, perché nel frattempo aveva rilevato dal Kursaal e da Osmannoro un premutuo dalla Fonspa di Roma di 8 miliardi di lire. Alla fine gli ho detto: con questi miliardi presi con il premutuo, non hai fatto alcun lavoro al Kursaal, a Osmannoro non c'è niente; dove sono andati a finire i soldi?» Così Nicoletti e la camorra facevano ballare soldi e mattoni in città.

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