Il Tirreno

Montecatini

Amici morti nell’incidente d’auto patteggia studentessa alla guida

Sentenza di un anno e 10 mesi per la ventenne che resterà anche senza patente per due anni Per l’accusa l’alta velocità della sua Twingo fu una delle cause principali dello schianto fatale

3 MINUTI DI LETTURA





PESCIA

Patteggiamento “anticipato” chiesto prima della conclusione delle indagini al pubblico ministero dal legale della studentessa che l’8 maggio dello scorso anno alla guida della sua Renault Twingo provocò un incidente stradale costato la vita a due amici.

Così Laura Romano, 20 anni, residente in via delle Molina a Pescia, difesa dall’avvocato Claudio Del Rosso, patteggia davanti al gup Giuseppe Pezzuti un anno e dieci mesi di reclusione con la sospensione per due anni della patente di guida. Con il patteggiamento i familiari dei due ragazzi deceduti - Matteo Bianchi e Dario Martinelli, rispettivamente di 22 e 25 anni, residenti a Segromigno Piano e Gragnano - parte offesa nel processo non ricevono un euro di risarcimento. E dovranno ricorrere al tribunale civile. Amarezza.

Nessuno dei parenti di Matteo e Dario chiedeva il carcere per la studentessa che quella notte viaggiava a una velocità di 120 chilometri orari e che per imperizia, imprudenza e negligenza in prossimità della curva del Gallo aveva perso il controllo dell’auto finendo dapprima contro una Citroen Xsara condotta da un operaio di Lappato che stava tornando a casa e poi, dopo lo scontro frontale, andando a finire in una scarpata che costeggia la via Pesciatina a un centinaio di metri dal punto d’impatto.

«Pensavamo però che la morte di due ragazzi fosse valutata in modo diverso dal giudice – dice Lidia Martinelli, la sorella di Matteo – ci illudevamo che per quella ragazza potessero scattare i lavori socialmente utili. Stare accanto a chi soffre, far del bene ai ragazzi in comunità o agli anziani abbandonati e ammalati sarebbe stato il modo migliore per riscattarsi dopo quella tragedia che ha rovinato due famiglie. Oltretutto non siamo stati informati dell’udienza preliminare. Avremmo voluto esserci, manifestare il nostro dolore, spiegare le nostre ragioni. Invece l’abbiamo saputo dal nostro legale qualche giorno dopo l’udienza in camera di consiglio. Mia madre alla notizia si è sentita male. Abbiamo dovuto chiamare il medico per un attacco di tachicardia. Non è facile spiegare a una donna di quasi settantant’anni i meccanismi della legge italiana. So che anche i genitori di Matteo Bianchi sono stati male. Nessuna somma ci restituirà i nostri ragazzi, ma che alle famiglie colpite da un lutto così tremendo non vada nemmeno un euro di provvisionale per colpa del rito (patteggiamento, ndr) lo trovo davvero paradossale».

Dubbi e perplessità. Lidia Martinelli ha conservato tutti gli atti d’indagine e ci sono alcuni punti che a suo avviso andavano chiariti meglio al di là dell’eccesso di velocità della Twingo e il sorpasso al termine della curva del dosso del Gallo.

«Ci sono degli elementi che andavano valutati con maggiore attenzione. E c’è un rifiuto, da parte della ragazza, di consegnare un mese e mezzo dopo il tragico incidente, quattro capelli alla polizia stradale delegata dalla procura affinchè venissero esaminati dal dipartimento di istologia e medicina legale di Firenze».

Luca Tronchetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa