Il Tirreno

Montecatini

T-Red e multe: imprenditore a giudizio

di Pietro Barghigiani

Per l’accusa faceva accordi con le ditte concorrenti per vincere le gare e piazzare le sue apparecchiature

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MONTECATINI

Un imprenditore di Larciano è stato rinviato a giudizio, con altre sette persone, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta nell’ambito del processo sulle multe ai semafori fatte con gli impianti T-Red. Per gli altri 25 indagati, uno dei quali della Valdinievole e due di Certaldo e Lari, il gip di Milano ha disposto l’invio dei fascicoli alle Procure competenti per territorio che dovranno istruire i procedimenti partendo dalle eventuali richieste di rinvio a giudizio.

Sotto processo. Il 2 aprile nel capoluogo lombardo si aprirà il processo scaturito dall’inchiesta sui “vampiri” ai semafori. Tra gli imputati ci sarà anche Simone Zari, 47 anni, larcianese, della Centro Servizi di Larciano. È accusato di essersi messo d’accordo con altri imprenditori del settore per aggiudicarsi le gare o favorire l’assegnazione degli appalti alle ditte con cui, secondo l’accusa, era stato costituito un cartello per vincere le gare.

Le gare “sistemate”. Nel processo davanti al collegio giudicante per l’associazione a delinquere saranno discusse diverse gare vinte, secondo l’accusa, con intese sottobanco tra i presunti concorrenti. Per la Valdinievole sarà affrontato il caso di quella avvenuta a Monsummano il 15 dicembre 2006. Vinse la Centro Servizi di Larciano che il 30 giugno 2006 si era aggiudicata anche la gara a Portoferraio per le apparecchiature di misurazione della velocità e anche quella del 6 luglio dello stesso anno a Castellina Marittima.

Atti alle Procure. Per le gare del 30 novembre 2005 a Larciano, del 13 aprile 2006 a Lari, dell’8 settembre a Pieve a Nievole e del 21 dicembre a Certaldo e del primo febbraio 2007 a Castelfiorentino il gip ha inviato gli atti alle Procure competenti per territorio. L’ipotesi di accusa è la turbativa d’asta e vede coinvolti Giuseppe Aringhieri, 63 anni, di Lari, in pensione e all'epoca dei fatti capo dei vigili di quel Comune, i colleghi di Certaldo, Massimo Luschi, 39 anni e di Larciano, Stefano Bonaccorsi, 55 anni.

Le accuse. Stando al pm Alfredo Robledo fino al settembre 2008 i titolari delle imprese avrebbero organizzato "un accordo collusivo di cartello" per "l'acquisizione di contratti" con le amministrazioni locali, grazie alla complicità dei comandanti dei vigili urbani. A questi venivano comunicate le "specifiche tecniche da inserire nel bando di gara" per orientare la scelta esclusivamente sui T-Red. Alle gare partecipavano le imprese del cartello che si erano accordate sull'offerta.

Quando le buste venivano aperte non c'era che un unico vincitore e per gli automobilisti iniziava la "vampirizzazione" di soldi e la perdita dei punti sulla patente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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