Il Tirreno

Montecatini

Commissariati senza celle di sicurezza

Il questore: i fermati guardati a vista. Insorge il Coisp: «Così si toglie personale dalla strada»

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MONTECATINI

Senza camere di sicurezza nei commissariati e in questura il poliziotto che conclude un fermo per il quale il pubblico ministero non dispone la custodia in carcere diventa il “badante” dell’arrestato. E restando in ufficio non potrà tornare in strada.

È uno degli effetti della legge “svuota carceri” denunciato dal sindacato di polizia Coisp. Succederà a Pistoia, ma anche a Montecatini e Pescia dove i locali della Ps non sono attrezzati per ospitare una cella di sicurezza.

Che i poliziotti possano ritrovarsi a fare le guardie ai fermati non è un allarme generico sollevato dai sindacati. Lo prevede la circolare firmata dal questore Maurizio Manzo inviata ai dirigenti delle varie sezioni di Ps e anche al prefetto.

La camera di sicurezza in questura non è idonea a ospitare persone in stato di fermo. La situazione è stata comunicata al ministero dell’Interno e alla Procura della Repubblica ed è stata chiesta anche l’autorizzazione per la messa a norma. E nel frattempo i poliziotti come si devono comportare? L’indicazione del questore è che la vigilanza della persona sospettata di un reato dovrà essere garantita da chi ha operato il fermo.

Per Pistoia viene suggerito di utilizzare la sala d’attesa riservata agli extracomunitari che si rivolgono all’ufficio immigrazione. Ma attenzione: la persona fermata dovrà essere lo stesso piantonata dagli agenti.

Critico con la legge Guido Ripa, segretario provinciale del Coisp: «Sono questi gli effetti del cosiddetto decreto svuota carceri. Quando si arriva all'applicazione, ecco che emergono tutte le problematiche che già da tempo affliggono il settore della sicurezza. Il significato di quella circolare è chiaro: se un corpo di polizia, ad esempio la pattuglia di una volante, esegue un arresto magari per un fatto avvenuto in strada, tipo una rissa con feriti, e questo arresto non è convalidato in carcere dal giudice, bisognerà che quella pattuglia porti l'arrestato al commissariato, dove non c'è la camera di sicurezza, e lo guardi a vista in una stanza. Con poca o nessuna sicurezza né per gli agenti, né per l'arrestato stesso, in un ambiente con scrivanie, sedie, oggetti di arredo. E se il fermato è un violento? Oppure se si procura lesioni? Chi ci va di mezzo?»

Ma l'effetto principale, stando all’organizzazione sindacale, è un altro.

«Se il personale della volante è fermo al commissariato per sorvegliare l'arrestato, nessuno sostituirà quella pattuglia, e dunque nessuno sarà in grado né di fare prevenzione, né di intervenire in strada in caso di necessità – rincara Ripa –. Questo significa la paralisi dell'attività dei commissariati distaccati. Si pensi che già oggi Pescia non riesce a coprire il servizio continuativo h 24. E Montecatini lo fa ma solo facendo continuamente ricorso agli straordinari del personale delle volanti, quindi con grande disponibilità e notevoli sacrifici degli agenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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