Trenno dice basta agli allenamenti dentro il Sesana
Da aprile sfratto per proprietari, artieri e guidatori Ai dipendenti annunciato il dimezzamento dell’orario
MONTECATINI
Sono arrivati da Milano con una serie di documenti che se non rappresentano il de profundis per l'ippodromo, poco ci manca. I rappresentanti della società Trenno (proprietaria del Sesana, oltre che degli impianti milanesi di trotto e galoppo) hanno riunito i dipendenti e snocciolato una serie di decisioni che l'azienda ha deciso (in un caso) o sta pensando (in un altro) di prendere.La prima botta è arrivata per i proprietari dei cavalli (e ovviamente per tutto il mondo che gli gira intorno: artieri, autotrasportatori, allenatori, guidatori): dal primo aprile (e non è uno scherzo) fuori tutti dal Sesana. La Trenno ha infatti deciso di rinunciare alla convenzione con l'Unire (l'ente che gestisce l'ippica in Italia) per i centri di allenamento e di conseguenza ai finanziamenti. Questo vuol dire che il 31 marzo scade l'ultima proroga della convenzione, dopodiché i quasi 300 cavalli che da sempre svernano al Sesana saranno pregati di accomodarsi fuori dai cancelli e di trovarsi una sistemazione alternativa.
In pratica finisce la tradizione di centro di allenamento, anche se (almeno si spera, di certezze ancora non ce ne sono) dovrebbero restare le corse per quello che si sta inesorabilmente trasformando in un impianto stagionale. Ma anche queste subiranno diversi tagli, sia nei montepremi, sia nelle giornate, che si fermano a 60 in tutto il 2012 (4 a marzo, 4 in ottobre e il resto concentrate nei mesi più caldi). E i più maligni non possono non pensare che la decisione di chiudere i battenti ai box che ospitavano i cavalli non sia che una mossa per far scoppiare una rivolta (con inevitabile sciopero) e poter mettere davvero la parola fine all'ippica montecatinese. Tralasciando a un secondo momento di capire il futuro dell'area (di speculazioni edilizie se ne parla da anni), c'è un ulteriore fattore intrinsecamente legato a quanto detto finora: la Trenno ha infatti anche comunicato ai circa venti dipendenti che, con la chiusura delle attività di allenamento, anche il sistema di lavoro (contratti e orari compresi) dovrà essere “rimodulato”. Ancora, in questo senso, non è stata presa alcuna decisione definitiva, ma nell'aria c'è un drastico taglio, da 40 a 20, al monte ore settimanali per i dipendenti (sia quelli di pista che quelli degli uffici). Una sorta di part-time verticale che porterebbe i lavoratori a essere chiamati all'ippodromo solo per 6 mesi all'anno. Sempre che nessuno chieda il trasferimento a Milano.
«La situazione è grave e pesante – dicono le rappresentanze sindacali interne – e ci siamo già attivati per chiedere un quadro della situazione più chiaro. Poi valuteremo le mosse più opportune da fare».
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