Sicurezza
«Silenzio inspiegabile dopo la condanna: Checchi si dimetta»
Affondo di Pd, Pescia Democratica e della Sinistra contro il consigliere del Pdl nei guai per abuso d’ufficio
PESCIA
Per l'opposizione quello che è seguito alla condanna del consigliere Pdl Paolo Checchi è un silenzio intollerabile.
Nessun commento c'è infatti stato da parte della maggioranza di cui Checchi fa parte, né quest'ultimo ha dato segno di volersi dimettere dall'incarico di consigliere, un gesto per l'opposizione non obbligatorio, ma certamente opportuno. Così dopo oltre una settimana dalla notizia della condanna in primo grado a due anni e 8 mesi per abuso d'ufficio, i gruppi di minoranza hanno deciso di intervenire.
«Abbiamo atteso invano – si legge in un loro comunicato – una presa di posizione politica della maggioranza e dell'amministrazione, ma come spesso accade quando c'è forte imbarazzo, si preferisce il silenzio. Da un punto di vista umano esprimiamo al consigliere la nostra solidarietà e l'augurio che possa far emergere una diversa verità. Siamo garantisti e quindi non colpevolisti fino al giudizio definitivo. Da un punto di vista delle opportunità politiche e della sfera etica legata alla dimensione pubblica, ci aspettavamo però ben altri comportamenti". L'opposizione punta il dito sul merito delle accuse che hanno portato alla condanna. Il consigliere del Pdl è stato infatti ritenuto colpevole di abuso d'ufficio per esser intervenuto come amministratore nelle decisioni riguardanti il piano di recupero dell'ex cartiera del Camminone, in cui in seguito sono stati scoperti vari abusi edilizi. Checchi infatti, essendo direttamente interessato nella vicenda in quanto geometra, aveva un evidente conflitto d'interessi.
«Non solo – continuano i consiglieri di minoranza – risulta imbarazzante che il consigliere Checchi durante le fasi del procedimento che lo vedeva inquisito su materie urbanistiche abbia continuato a partecipare attivamente alla commissione urbanistica impegnata con il piano strutturale e alle votazioni in consiglio, ma soprattutto ora, dopo la sentenza, lascia perplessi come lui stesso non avverta l'opportunità di dare un segnale chiaro e trasparente a tutela della sua funzione pubblica e nel rispetto dell'istituzione. Giustifichiamo l'assordante silenzio sulla vicenda solo per la paura di perdere un altro pezzo evidentemente ritenuto fondamentale per tenere in piedi una ormai inconsistente e maggioranza».
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