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Calzaturificio Meg: si tratta la buonuscita

MONSUMMANO La prima mazzata l’hanno ricevuta il 22 gennaio, quando per l’ultima volta hanno varcato i cancelli del calzaturificio Meg. Sono i 25 dipendenti dello stabilimento, su 91, che hanno perso...

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MONSUMMANO

La prima mazzata l’hanno ricevuta il 22 gennaio, quando per l’ultima volta hanno varcato i cancelli del calzaturificio Meg. Sono i 25 dipendenti dello stabilimento, su 91, che hanno perso il lavoro in seguito alla crisi attraversata dall’azienda.

Per loro, da quel giorno, è scattata la cassa integrazione a zero ore, dopo una serie di trattative che hanno ridotto il numero dei dipendenti da mettere in mobilità dai 30 previsti inizialmente ai 25 decisi alla fine (con l’accordo sottoscritto lo scorso 15 dicembre).

Insomma, 25 persone senza un’occupazione, in attesa del riconoscimento dell’attivazione della mobilità, ma per le quali i problemi non sono ancora finiti. Tra i 25 ex dipendenti la tensione resta alta, dal momento che la trattativa non è finita. Dopo essere stati sacrificati sull’altare della crisi, adesso il loro caso torna al centro del confronto tra azienda e sindacato. In campo ci sono altre questioni importanti: ossia il riconoscimento della buonuscita (e di quanto deve essere riconosciuto agli operai), oltre a tutti gli aspetti “tecnici” – ma sempre traducibili in termini monetari – legati alla cessazione del rapporto (tfr e così via).

L’incontro è previsto per il 20 febbraio, ma già, tra gli ex dipendenti, serpeggia la preoccupazione: si raggiungerà un accordo? E a quali condizioni?

«Il primo confronto è saltato – viene spiegato dagli stessi – dopo che da parte dell’azienda partì una proposta iniziale inaccettabile per quanto riguarda la buonuscita, ossia la somma di 500 euro. Adesso si mormora di una somma che si aggira sui 2mila euro, quando, solitamente, la buonuscita equivale a 5/6 mesi di stipendio. Staremo a vedere, speriamo che i rappresentanti sindacali raggiungano un accordo e che sia soddisfacente per noi. Altrimenti siamo pronti alla protesta davanti ai cancelli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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