La manifestazione
«Sono stato bastonato dallo strapotere dei pm»
Il professor Lotti rivendica la correttezza dei suoi comportamenti con i privati «Era un mio obbligo d’ufficio reperire soldi per sostenere l’attività di ricerca»
di Pietro Barghigiani
MONTECATINI
«In Italia deve finire lo strapotere dei pubblici ministeri. Quello che esce dalle Procure non è oro colato. Credo e ho fiducia nei magistrati, ma quando si arriva al giudizio dove accusa e difesa hanno le stesse opportunità. Il vero problema è ciò che succede prima del processo dove una persona viene già trattata sulla stampa da colpevole. È un gioco al massacro che deve finire».
Di ritorno da un convegno internazionale che si è svolto a Cancun in Messico, il professor Torello Lotti ha trovato ad attenderlo una sentenza che se da un lato lo condanna a 2 anni per istigazione alla corruzione e peculato, dall’altro lo scagiona dall’accusa più grave, quella di essere il dominus di un’associazione a delinquere che “vendeva” pazienti per le sperimentazione mediche alle aziende farmaceutiche in cambio di mazzette. Assolti o prosciolti gli altri 25 imputati dal gip del Tribunale di Firenze che ha demolito in fase di udienza preliminare l’ipotesi accusatoria del pm Sandro Cutrignelli. Originario di Pieve a Nievole, 58 anni, accademico di fama internazionale, il professor Lotti risiede a Firenze, lavora per l’Università Marconi di Roma, a dicembre ha ricevuto una laura honoris causa in Cina e il 14 marzo sarà premiato a New York come dermatologo dell’anno. È nel capoluogo fiorentino, oltre che a Roma, che riceve i pazienti. Ha chiuso dalla fine del 2010, all’epoca dell’inchiesta, lo studio di via Simoncini .
«Non credo di tornare, questa vicenda ha bruciato la mia attività a Montecatini» confida in questa intervista.
Professore, le accuse più gravi sono cadute. Resta una condanna a 2 anni.
«Guardi, per il peculato la situazione è chiarissima. Il front office dell’Asl chiudeva alle 17,30, mentre la mia attività terminava alle 19,30. Quei soldi non erano ricevibili dall’azienda sanitaria. Era impensabile poterli depositare. L’istigazione alla corruzione, poi, non so davvero cosa sia. Era un mio obbligo d’ufficio reperire finanziamenti sul mercato per sostenere la ricerca. In Italia se uno non trova da sé i soldi non fa ricerca».
Ma i rapporti con le aziende farmaceutiche sono apparsi un po’ troppo diretti quando si parlava di denaro.
«Guardi, dicono che abbia portato 1,7 milioni di euro all’università di Firenze. Secondo me sono anche di più, ma lasciamo perdere. Senza quei soldi non ci sarebbero state borse di studio, pubblicazioni, apparecchiature. E sa qual è il colmo?»
Sentiamo.
«Che una di quelle aziende che finanziò la ricerca si vide poi bocciare il farmaco. È tutto pubblicato. Altro che mazzette per far prescrivere le medicine sponsorizzate. I miei pazienti sono stati curati bene».
Rifarebbe tutto?
«Certo. Sono stato arrestato e sospeso, per sette mesi mi hanno proibito di visitare i miei pazienti, ci sono famiglie rovinate, un’azienda con 28 dipendenti chiusa. E dopo più di un anno scopriamo che il fatto non sussiste. Questa storia dà il senso della giustizia in Italia. dove sono stato bastonato».
Una giustizia che alla fine è arrivata a una sentenza che, anche con una condanna, per lei è favorevole.
«Gli episodi per cui sono stato condannato sono marginali rispetto alle accuse che mi muoveva la Procura. In appello saranno chiariti anche quelli. Resta il fatto che sono stato dipinto come un mostro, uno che usava i suoi pazienti per ottenere fondi dalle industrie farmaceutiche. Credo che l’Italia abbia fatto una figuraccia in tutto il mondo dove, fortunamente, non hanno creduto a una sola parola di quello che dicevano Procura e giornali. All’estero venivo premiato e nel mio Paese messo alla gogna. C’è qualcosa che non funziona. Non vorrei succedesse ad altri. So che è un’illusione, ma d’ora in poi mi impegnerò su questo obiettivo».
Cosa ha imparato da questa esperienza?
«Che qualunque cosa uno abbia fatto o non fatto non cambia niente. Può capitare a tutti di finire sotto inchiesta per un’accusa che non esiste. Siamo al puro fatalismo. E poi il ruolo della stampa è stato devastante. L’informazione ha creato il fatto amplificandolo. Le tesi della Procura sono state riprese e rilanciate senza porsi il dubbio se fosse tutto vero».
Ci sono altri due procedimenti a suo carico.
«Il peculato è sempre la solita storia che verrà spiegata senza problemi. Sulle lesioni e l’omicidio colposo penso che abbia prevalso l’idea di un possibile risarcimento per i familiari. È umano. Sono pochi casi rispetto alle migliaia di pazienti. Chiariremo anche quello».
Tornerà all’università ?
«Sentirò l’ateneo. Avrebbero potuto aspettare almeno il primo grado per sospendermi. Invece, sono stati velocissimi. Neanche fossi Totò Riina. Di sicuro mi aspetto delle scuse e l’offerta di un incarico. L’università da me ha solo ricevuto».
Potrebbe chiedere i danni?
«Mah, lei che dice?»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google