Sicurezza
Miss Italia, 300mila euro mancano all’appello
Il Comune potrebbe garantirne 100mila grazie alla tassa di soggiorno. Il resto va trovato con gli sponsor oppure con gratuità alberghiere
di David Meccoli
MONTECATINI. Mancano all’appello 300mila euro e su Miss Italia comincia a formarsi una profonda crepa che sarà difficile sanare. E si cominciano a registrare le prime defezioni nel finora compatto fronte organizzativo.
Il buco. Lo scorso anno costò 1.232.600 euro (di cui 700mila euro alla Rai). Quest'anno la base di partenza è la stessa, ma nel preventivo del Convention Bureau (che nel 2011 si è occupato di tutta la fase organizzativa dell'accoglienza e ha firmato i contratti) mancano 300mila euro.
L'incontro. Per questo Comune, agenzie di incoming e Cb hanno fissato un incontro per trovare una soluzione. Centomila euro potrebbero essere coperti dal Comune attraverso la tassa di soggiorno. Resterebbero ancora 200mila euro, corrispondenti al mancato recupero credito dell'Iva.
Nodo Iva. «Il Cb – aveva spiegato il presidente, Fabrizio Raffaelli, al termine di Miss Italia 2011 – agisce in regime privatistico, ma non può, per statuto, fare commercializzazione e quindi con la manifestazione non sono stati gestiti flussi. Questo non ci consente di ottenere il rimborso dell'Iva». Ma ci sarebbe di più: una richiesta di credito Iva comporta accertamenti dalla Guardia di finanza e il cda del Convention Bureau, essendo stato nominato a metà 2011, si ritroverebbe a gestire situazioni degli anni precedenti alle quali non ha partecipato in via diretta. Risultato: meglio lasciar perdere l'Iva.
Soluzioni. Vie d'uscita ce ne sono, ma nessuna indolore: o i 200mila euro vengono coperti da sponsor (non facili da trovare in tempi di crisi), o viene creata una società ad hoc per gestire l'accoglienza (senza, quindi, “problemi pregressi”), oppure si aumentano (e molto) le camere completamente gratuite cedute dagli albergatori.
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