Attenzione
Padule di Fucecchio volano importante per il turismo verde
Legambiente illustra le sue proposte per la valorizzazione «Dev’essere ampliata l’offerta anche con l’aiuto dei privati»
di Luca Signorini
MASSA COZZILE
Parlano di un'area sottovalutata, di una tutela delle biodiversità da valorizzare, di uno sviluppo sostenibile da promuovere. Parlano di sensibilizzare la comunità locale e le istituzioni, di problemi e criticità come il florovivaismo e il progetto del tubone, quello per la depurazione in Valdinievole.
È la giornata mondiale delle zone umide che riporta d'attualità il tema del Padule di Fucecchio, una delle zone umide più importanti d'Italia e d'Europa. Ed è Legambiente a fare il punto della situazione. I 1.800 ettari di superficie palustre, di cui soltanto 230 a riserva naturale, rappresentano un potenziale inespresso, sempre da scoprire, volano turistico ancora da sfruttare. «Il nostro obiettivo è sensibilizzare e valorizzare questo gioiello e serbatoio di biodiversità - dice il presidente regionale, Fausto Ferruzza - per questo il tema su cui concentreremo i nostri interventi unisce l'area umida al turismo. Abbiamo messo in campo un piano di fruibilità del padule con l'intenzione di rilanciarne l'importanza e il valore naturalistico».
Sono quattro i punti della proposta di Legambiente per "la valorizzazione ambientale e turistica del Padule". Il primo riguarda l'ampliamento delle aree protette che, oggi, sono le Morette (a Castelmartini), La Monaca (a Ponte Puggianese), il Bosco di Chiusi e la Paduletta di Ramone (sempre a Larciano). «Servono per conservare le biodiversità - spiega il presidente del circolo Valdinievole, Maurizio Del Ministro - in più, le aree protette così piccole sono poco fruibili e non sopportano i flussi turistici, mancano strumentazioni e strutture, ci sono insufficienti equipaggiamenti».
«Le aree protette a macchia di leopardo non servono - aggiunge il presidente del circolo Valdelsa, Stefano Busoni - sono necessari i corridoi ecologici per collegarle. Il secondo punto focalizza l'attenzione sulla rete sentieristica: pochi i percorsi ad accesso libero, impossibile la completa circumnavigazione dell'area palustre, urgono un collegamento tra i sentieri e la realizzazione di passerelle pedonali e ciclabili. Serve poi, nel piano di recupero turistico e ambientale del Padule, anche la rifunzionalizzazione degli edifici storici presenti e, il riferimento è alla nuova sede del Centro di documentazione a Castelmartini, un reale e funzionale utilizzo di quelli nuovi.
L'ultima mossa chiama in causa le attività private, leuniche in grado di creare una rete di servizi: dagli agriturismi alle aziende agricole, dai musei ai noleggio bici fino ai maneggi. «Riteniamo fondamentale la riscoperta del padule col suo turismo verde e sostenibile - continua Del Ministro - questo si può legare al turismo termale per una ripresa della nostre terra, c'è bisogno di pensare a un'economia diversa per affrontare nuove sfide».
C'è poi un appello che parte dall'associazione ambientalista: «O ci rendiamo conto che l'economia verde è l'unica via d'uscita all'impasse in cui ci troviamo o il sistema rischia il collasso. Vogliamo evitare il degrado del padule, sinonimo di territorio, salute, filiera corta».
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