Italia
Botte e richieste di soldi a una lucciola: 4 arresti
Aggredita perché non voleva pagare il pizzo, il gip rimette in libertà due donne In carcere anche un uomo: pretendeva l’85 per cento dell’incasso serale
di Pietro Barghigiani
MONTECATINI
Spietate e violente. Per imporre la legge della strada e per intimidire una giovane prostituta che avrebbe dovuto pagare il pizzo al suo sfruttatore. Per una volta il sesso debole ha mostrato il suo volto feroce con tre donne che hanno aggredito una ventenne sotto lo sguardo del presunto capo della gang seduto in auto mentre mostrava una pistola alla vittima delle percosse.
Le accuse. Tentata estorsione in concorso, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione sono i reati per i quali la polizia ha arrestato un uomo e tre donne - la terza è stata fermata ieri pomeriggio e tutte e tre devono rispondere anche di lesioni - di nazionalità romena fermati poche ore dopo il pestaggio in via Foscolo avvenuto intorno alle 22,30 di venerdì. Sono stati il questore Maurizio Manzo e il dirigente del commissariato Corrado Mattana a illustrare l’operazione coordinata dal sostituto procuratore Claudio Curreli.
Gli arrestati. In carcere sono finiti un uomo di 35 anni, Dedil Gheorge, incensurato, ritenuto il capo, a cui viene contestata anche l’aggravante nella tentata estorsione per l’uso della pistola dichiarata dalla vittima dell’assalto, non ritrovata nel corso della perquisizione domiciliare e due donne, una di 37 anni, Ana Gheorge, sorella di Dedil e una di 24, Alina Stagiu, ex moglie di Dedil e in serata anche la terza donna, Olimpia. Il gip Matteo Zanobini ha scarcerato Ana e Alina disponendo rispettivamente l’obbligo e il divieto di dimora. Resta dentro Delil e nelle prossime ci dovrà essere la convalida per Olimpia. Tutti sono difesi dall’avvocato Sabrina Serroni che farà ricorso al Tribunale del Riesame.
Il pestaggio. Non è escluso che la lezione inflitta alla connazionale sia andata oltre la volontà dei suoi aggressori. La ventenne è stata soccorsa in strada dal personale del 118 che l’ha trovata priva di conoscenza. Aveva un trauma cranico dovuto ai pugni sferrati dalle tre donne e una lesione pelvica, secondo gli inquirenti, per i calci all’addome ricevuti quando era finita a terra.
Le indagini. Informati dell’episodio gli agenti della polizia giudiziaria hanno intercettato verso l’1,30 una Hyundai con a bordo due delle tre donne autrici dell’assalto alla lucciola. Altri poliziotti hanno controllato le abituazioni in uso ai quattro romeni - le cui donne alternavano la loro prostituzione e l’organizzazione di quella delle connazionali - e quando da una di queste, in centro, è uscito il 35enne, che nel frattempo si era cambiato di abito, lo hanno fermato. Secondo l’accusa era stato lui, poche ore prima della spedizione punitiva, a telefonare alla ventenne chiedendole dei soldi.
Il ricatto. «Pretendeva dall’80 all’85 per cento dell’incasso della serata – spiega il vice questore aggiunto Mattana –. Nel conto era compreso anche il prezzo per l’occupazione del luogo in cui aspettare i clienti. Da quello che abbiamo avuto modo di capire, le indagini sono ancora in corso, si tratta di una piccola organizzazione che provvedeva a reclutare in patria le ragazze e a farsi carico di trovar loro una sistemazione abitativa e a rifornirle di profilattici e abbigliamento da usare in strada. Riteniamo che gli arrestati controllassero parte delle lucciole che lavorano nella zona». La vittima del pestaggio dopo un soggiorno in città in autunno era tornata in Romania. Poi il 35enne, padrino del figlio della ventenne, l’aveva cercata e convinta a rientrare, a fine dicembre, proponendole di fare la prostituta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google