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Camere miste al Cosma e Damiano

Uomini e donne nella stessa stanza per affrontare la carenza di posti letto ed evitare i trasferimenti

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PESCIA

La comunicazione è arrivata nei primi giorni del nuovo anno, con una lettera del direttore sanitario dell’ospedale di Pescia Elisabetta Cortesi indirizzata ai direttori delle unità operative e alle caposala. Una lettera in cui si annuncia una piccola rivoluzione, per il Cosma e Damiano, per far fronte al problema degli scarsi posti letto, che sempre di più, nelle ultime settimane, hanno costretto ad “appoggiare” i ricoverati in reparti diversi da quelli di competenza. Si tratta di eliminare la “divisione di genere”, ossia la separazione dei pazienti uomini dalle pazienti donne. Un processo che, da pochi mesi, è già stato attuato anche all’ospedale di Pistoia.

Partiamo da una premessa: non si tratta – guardando al panorama italiano – di un caso eccezionale. Basta un rapido controllo su internet per scoprire che la pratica di mettere nella stessa stanza pazienti di sesso diverso è praticata in numerosi ospedali, anche di fama nazionale, e in molti casi già da diversi anni. Ciò non toglie che, per la nostra realtà, questo cambiamento rappresenta una novità che potrebbe risultare poco gradita a chi è costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale.

Questa la lettera del direttore sanitario: «Come previsto (nel protocollo aziendale per la gestione della carenza di posti letto ndr) in caso di criticità nella disponibilità dei posti sarà possibile effettuare ricoveri senza rispettare la divisione per genere, assicurando priorità all’area di competenza e cercando di ridurre gli appoggi in altre aree». In sostanza viene ritenuto preferibile mantenere un paziente nel suo reparto, anche se in stanza con malati di altro sesso, piuttosto che spostarli in un altro reparto – o addirittura in un altro ospedale, come si legge in fondo alla lettera – pur di rispettare la divisione di genere.

Da un punto di vista pratico, per mantenere la privacy, si ricorrerà a divisori interni alle stanze, dei separatori tra letto e letto e lungo il la parte centrale delle stanze.

Una scelta dettata da situazioni contingenti, come viene spiegato nella lettera: «Visto il periodo invernale, che solitamente registra una maggior affluenza di pazienti, si ritiene necessario recepire il protocollo, lasciando alla capacità professionale e al bun senso dei singoli Cpse (caposala ndr) la decisione ultima di disporre il setting (la distribuzione dei pazienti ndr), in modo da garantire il massimo rispetto possibile della privacy degli utenti, ma al tempo stesso la possibilità di ricevere le cure e l’assistenza nel proprio presidio ospedaliero, senza dover essere trasferiti per mancanza di posti letto assegnati rigidamente a un genere».

Insomma, si è trattato di fare una scelta, che probabilmente a molti non piacerà. Resta da vedere se il protocollo verrà applicato, come potrebbe far pensare la lettera, solo in situazioni straordinarie (come il periodo invernale) o se diventerà pratica ordinaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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