Sicurezza
Prostitute rapinate da falsi poliziotti: condannato a 8 anni
Nei blitz in casa delle squillo brasiliane era “il maresciallo” Oltre ai soldi veniva preso anche l’oro poi rivenduto in città
di Pietro Barghigiani
MONTECATINI
Arriva la condanna anche per il terzo componente - l’unico non ancora giudicato - della banda finita sotto processo con l’accusa di rapinare le prostitute con una tecnica da film: i tre si fingevano poliziotti o carabinieri. Uno dei loro poi vendeva a un gioielliere di Montecatini parte dell’oro portato via con le minacce.
Le condanne. Antonio Fiore, 64 anni, imbianchino, di Monsummano, è stato condannato dal Tribunale di Lucca a 8 anni e 2.700 euro di multa. In concorso con gli altri due complici, giudicati nell’ottobre 2010 con rito abbreviato, doveva rispondere di rapina, violazione di domicilio e sostituzione di persona.
Più di un anno fa Luigi Boccia, 34 anni e Lino Vincenzo Vaccaro, 44 anni, entrambi residenti a Montecatini, davanti al gup furono condannati a 6 anni. Erano accusati di rapina, furto in appartamento, sostituzione di persona e violenza sessuale ai danni di due squillo sudamericane, che vivono in centro a Viareggio e ad Altopascio, e che erano state costrette a subire rapporti sessuali per evitare una denuncia e la conseguente espulsione dall'Italia.
La storia. Nell’ottobre 2009 due prostitute brasiliane che esercitano in un appartamento nel centro di Viareggio si rivolgono alla polizia. Sono sotto choc e raccontano che alcune settimane prima tre individui hanno fatto irruzione nella loro abitazione presentandosi come poliziotti e mostrando placca e tesserino d'ordinanza. Dopo aver perquisito le stanze ed essersi impossessati di alcune centinaia di euro, di gioielli e di un computer portatile due di loro - i più giovani - avrebbero preteso prestazioni sessuali gratuite in cambio della mancata redazione di un verbale da presentare in questura. Segnalazione che se inoltrata le avrebbe costrette a lasciare l'Italia. Prima cedono al ricatto, poi raccontano la storia.
Gli arresti. La svolta arriva a novembre grazie al lavoro della polizia scientifica. Nell'appartamento delle prostitute viene trovato un frammento d'impronta su un mobile in una parte del soggiorno dove non vengono mai fatti passare i clienti abituali. L'impronta appartiene a Luigi Boccia. La foto segnaletica viene mostrata separatamente alle due lucciole. Entrambe riconoscono quell'uomo come il falso poliziotto che le ha minacciate pretendendo un rapporto sessuale. Si arriva al dicembre 2009 e la polizia ferma anche Vincenzo Vaccaro. È lui, stando all'accusa, che consegna i gioielli a un orefice di Montecatini che prima di fonderli li fotografa. Gli orecchini e gli anelli vengono riconosciuti dalle lucciole versiliesi. Boccia e Vaccaro fanno parziali ammissioni. Sufficienti ad incastrare anche il terzo uomo: Antonio Fiore. Lui, nella messinscena nelle case delle prostitute, era "il maresciallo”. Non avrebbe mai partecipato alle violenze sessuali.
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