Il Tirreno

Montecatini

Dal Cosma e Damiano al Burkina Faso

Gli oculisti dell’ospedale di Pescia in missione in Africa per curare e insegnare come si fa

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PESCIA

Si è conclusa da poco la missione degli oculisti toscani in Burkina Faso, paese africano dove la cecità è molto diffusa, soprattutto a causa della cataratta che non può essere operata per mancanza di oculisti e di mezzi. Il progetto “Contro la cecità in Burkina” è stato finanziato e organizzato dalla Regione, in collaborazione con il centro Shalom di San Miniato e con la Misericordia di Empoli, e il contributo determinante del reparto di oculistica di Pescia, che ha fornito quattro quinti dell’equipe, composta da tre oculisti (Cesare Frugoli primario del reparto del Cosma e Damiano, alla sua nona missione nei paesi del terzo mondo, Massimo Bitossi, anche lui dell’ospedale di Pescia, e Claudio Marconcini, primario del reparto di Pontedera), e da due infermieri, Luciano Filippi e Simone Bertini, entrambi dell’oculistica pesciatina.

«Vorrei però ringraziare i medici e gli infermieri che sono rimasti qui – precisa Frugoli – perché hanno dovuto lavorare anche per noi e quindi pure loro hanno contribuito alla nostra missione».

Nella città di Lèo l’equipe è rimasta per due settimane, ed è stata ospitata nel convento delle suore dell’Immacolata Concezione, che hanno fatto anche da tramite con la popolazione e organizzato gli interventi.

La scelta del Burkina Faso, e della provincia di Sissili in particolare, viene spiegata con la situazione particolarmente critica di questa zona. Trent’anni fa il paese era il più povero nel mondo poi, circa due decenni fa, è iniziata una lenta ripresa. Ma le poche ricchezze si sono concentrate nella capitale, e lontano da lì i miglioramenti della qualità della vita sono appena percepibili e i servizi continuano a scarseggiare. Tra questi la sanità è quello forse meno accessibile, soprattutto perché non esiste né il medico pubblico né, tantomeno, il medico di famiglia. Inoltre, le prestazioni sono comunque tutte a pagamento e in un paese così povero non sono molti a poterselo permettere.

Nella provincia di Sissili vivono poco più di 260mila abitanti e vi sono solo 4 medici che, inoltre, non svolgono abitualmente la loro professione, ma sono tutti impegnati in politica. Nei centri sanitari (chiamarli ospedali sarebbe un’esagerazione), gli interventi chirurgici (per lo più ernie, appendici, parti cesarei e gravidanze extrauterine) vengono effettuati dagli infermieri, e siccome nella provincia non ci sono specialisti di oculistica nessuno ha potuto imparare niente in questo settore. La missione in Burkina è stata quindi un’occasione, oltre che per gli interventi sulla popolazione, anche insegnare agli infermieri che, dopo la partenza dell’equipe toscana, dovranno provvedere a quei lavori che da noi svolgono solo gli specialisti. «È un’esperienza che ci ha arricchito molto - racconta Frugoli - abbiamo fatto poco più di 50 interventi quasi tutti di cataratta che qui ha un impatto sociale rilevante: la maggior parte di quelli che abbiamo operato, infatti, erano ciechi o quasi da anni, perché è un intervento che qui è possibile fare solo nella capitale Ouagadougou, a due ore e mezza, tre, di auto (da noleggiare) a cui si deve aggiungere il costo di 200 dollari per ogni occhio».

Inoltre ci sono gli stati infortuni, come, ad esempio, un ragazzo che ha ricevuto lo sputo di un cobra nel viso, o un altro che è arrivato due ore prima della partenza per l’Italia con una scheggia di legno in un occhio, che avrebbe sicuramente perso se gli oculisti toscani non si fossero rimessi i camici e fossero intervenuti tempestivamente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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