La manifestazione
Bancarotta, arrestato il commercialista Fera
Inchiesta della Finanza, ai domiciliari anche un imprenditore e l’amministratore di una società fallita
MONTECATINI
Aziende svuotate di beni, fornitori non pagati, merci vendute al nero e scritture contabili tenute in modo da non consentire una corretta ricostruzione delle entrate e delle uscite.Niente di nuovo sotto il sole nella galleria delle bancarotte nell’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza delle sezione di polizia giudiziaria della procura di Firenze, che ha portato agli arresti domiciliari un commercialista e due imprenditori.
Gli arrestati. La misura cautelare, firmata dal gip Angelo Pezzuti e chiesta dal pm Paolo Barlucchi, riguarda il noto commercialista Vincenzo Fera, 57 anni, originario di Cittanova (Reggio Calabria), residenza a Serravalle e studio professionale in via Garibaldi a Montecatini, l’imprenditore Carmine D’Ambrosi, 57 anni, residente a Scandicci e l’amministratore di una società fallita nel 2010, Andrea Seidita, 61 anni, di Chiesina Uzzanese.
Le indagini. È dal crac della ditta, con sede a Firenze, amministratata da Seidita e attiva nel settore edile e della vendita di prodotti idraulici, che i finanzieri sono partiti per poi chiudere l’indagine sfociata negli arresti.Denunciate altre quattro persone, tutte prestanome.
La tecnica. Secondo le Fiamme gialle lo schema operativo dell'attività fraudolenta sarebbe stato quello da manuale in casi del genere: gestione della fase terminale di una società in stato di «decozione attraverso la sottrazione dell'attivo patrimoniale e l'acquisto di merce senza pagamento dei fornitori».Per l’accusa i tre sodali, insieme con altri amministratori di fatto poi denunciati, avrebbero individuato un prestanome per fargli ricoprire la carica di amministratore della società. Quindi avrebbero costituito una nuova ditta «in modo da ritardare il fallimento e consentire al nuovo gruppo di amministratori di continuare a gestire la società in modo occulto nonché di ostacolare ogni attività di accertamento.Nel frattempo gli indagati hanno continuato a usare la società per acquistare merci senza pagarle e vendendole in nero, principalmente in zone dell'Italia meridionale: i relativi pagamenti sarebbero stati ripartiti tra gli indagati. Ruolo centrale sarebbe stato svolto da Fera, amministratore di fatto della società e «che dal 2008 al 2010 non avrebbe mai dichiarato redditi imponibili». L'ammontare complessivo dei beni distratti (computer, auto, merci varie) si aggira sui 150mila. (p.b.)
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