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Leopoldine, a primavera la riapertura del cantiere

Bellandi: aspettiamo l’ok delle banche, abbiamo fatto quello che ci hanno chiesto dall’aumento di capitale al potenziamento del piano di vendita degli immobili

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di Pietro Barghigiani

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«Quello che ci avevano chiesto le banche lo abbiamo fatto. Ora aspettiamo un segnale da parte loro. Voglio essere fiducioso e spero nella riapertura del cantiere per la primavera».

Fa professione di ottimismo il sindaco Giuseppe Bellandi sul futuro delle Leopoldine. Convinto sostenitore delle qualità sanitaria dell’acqua, ma anche consapevole che il business moderno per il termalismo è il benessere del corpo, Bellandi sa bene che le Terme si giocano tutto sull’investimento schizzato a cinque volte il fatturato dell’azienda. Il restyling firmato da Massimiliano Fuksas può passare alla storia come il progetto che ha affossato le Terme o, al contrario, che almeno è servito a modernizzarle.

Dall’aprile 2011 il cantiere è fermo. Premette il sindaco: «Dobbiamo tenere conto che le Terme non possono essere avulse dal contesto di una crisi internazionale senza precedenti. E le banche da tempo seguono percorsi più attenti nell’erogazione del credito».

Detto questo il sindaco spiega l’intervallo di tempo tra lo stop ai lavori e l’eventuale ripresa delle opere. C’era da definire l’aumento di capitale da 840mila euro e, soprattutto, impostare la variante urbanistica per rendere più invitanti gli immobili termali non strategici da mettere sul mercato. Un provvedimento che ha portato oltre all’area di sviluppo termale anche gli svincoli alberghieri.

«Sono operazioni che non si fanno dalla sera alla mattina - sottolinea Bellandi -. Tutti i giorni lavoriamo per far ripartire le Leopoldine. La Cmsa è pronta e la ringrazio. Quello che dovevamo fare è stato fatto. Adesso sono le banche a dover sciogliere il nodo. Dobbiamo vendere più beni perché le spese per le Leopoldine sono aumentate. Ricordo, però, che anche le Redi sono costate più del previsto, ma ora fanno incassi e danno lustro alla città. E il merito è dell’ex amministratore Giovanni Fiori. Prima di lui era tutto bloccato».

Il sindaco ribadisce la volontà di sostenere le Terme con almeno 1,5 milioni di euro all’anno con la tassa di soggiorno «e di questo dobbiamo ringraziare i turisti» chiosa Bellandi che darà ossigeno finanziario anche con l’acquisto della pineta. Incrocia le dita per le Leopoldine Bellandi e nella fiducia di poterle portare in fondo, nonostante i costi siano passati da 15 a 26 milioni, incontra solo un’ombra che lo rammarica.

«Sul prestito obbligazionario delle Terme sono rimasto inascoltato - conclude -. Capisco che non sono tassi competitivi con quelli di Bot e Btp. Ma comprare le obbligazioni è un segnale preciso: se le Terme sopravvivono, sopravvive anche la città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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