Il Tirreno

Montecatini

L'INCHIESTA Leopoldine, storia di un cantiere italiano

L'INCHIESTA Leopoldine, storia di un cantiere italiano

Opere ferme dall’aprile 2011, finanziamenti bloccati e senza piscine la clientela del benessere è una chimera

4 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. Vedi le Terme impegnate a trasformare le Leopoldine in una risorsa per la città e pensi a un giocatore che ha puntato gran parte del suo patrimonio su un numero alla roulette che non vuole saperne di uscire. Scommette, confida nel destino e quando la pallina si ferma altrove spera nella giocata successiva. Nel frattempo le fiches si assottigliano e chiedere soldi in prestito non serve. Il casinò non fa più credito.

Il Comune e le Terme si giocano la faccia nell’operazione che avrebbe dovuto far entrare nel circuito del turismo del benessere un centro di richiamo internazionale, se non altro per la firma del progetto affidata all’architetto Massimiliano Fuksas. Ma per ora il ritorno d’immagine dell’investimento è quasi controproducente. Dopo la presentazione in grande stile nella sala Regina e il lancio promozionale alla Bit di Milano, le piscine (una all’aperto e una al chiuso) di Fuksas sono un vorrei, ma non posso. Il cantiere è fermo dall’aprile 2011 e la ditta che si è aggiudicata i lavori, la Cmsa di Massa Cozzile, se ci fosse il premio della pazienza vincerebbe a mani basse: non riscuote dal 2010 e spera ancora di poter ripartire. Le basterebbe incassare le fatture di oltre un anno fa per 2 milioni o ottenere, con una transazione, gli immobili in vendita del patrimonio termale.

Lo smacco è direttamente proporzionale alla grancassa con cui venne accompagnato il progetto Fuksas. Anche se l’opera ha seguito le procedure di appalto di una gara privata, i ritardi nei tempi e l’esplosione dei costi arruolano di diritto il caso Leopoldine nella schiera di quei cantieri all’italiana dove l’unica certezza è che non si sa quando finiranno. D’altronde se in tre anni il preventivo di spesa è passato da 15 a 26 milioni vorrà pur dire che qualcosa non ha funzionato nelle stanze della Palazzina Regia. Un aumento del 70 per cento frutto di svarioni imbarazzanti. Bastano alcuni esempi per rendersene conto. La parcella di Fuksas da un milione di euro dimenticata, così come quella di altri progettisti per 1,5 milioni e anche l’incarico per la direzione dei lavori. Non proprio dettagli. Come non sono quisquilie i mancati conteggi per le opere edili (3,5 milioni di euro) e quelle di restauro (1,5) o per l’impiantistica (3 milioni) e gli arredi (600mila euro). Con simili voci di uscita ignorate è facile riscrivere i numeri e balzare dai 15 milioni del 2008 ai 26 del 2011.

In mezzo mettiamoci anche una causa vinta dall’ex amministratore delegato Nicola Fortunati per la quale sono stati accantonati 860mila euro e lo stop ai finanziamenti della Bnl, capofila del pool di banche chiamate al capezzale delle Terme. Che, alle prese con decreti ingiuntivi e contenziosi, ha dovuto rettificare il piano di dismissioni facendo salire l’asticella delle alienazioni a quota 30 milioni dopo aver indicato un primo obiettivo a 20 milioni di euro. La capacità di realizzare denaro sonante è una delle condizioni poste dalle banche per rifinanziare il cantiere. Finora le vendite hanno fruttato 11 milioni di euro, di cui 5 solo nel 2011.

Il Comune, socio con la Regione nella società termale il cui pareggio di bilancio viene ipotizzato non prima del 2015, non è restato a guardare. Oltre a un aumento di capitale da 840 milioni ha annunciato l’acquisto della pineta (2-3 milioni da versare alle Terme) e l’impegno a dirottare sulle Leopoldine i previsti 4,5 milioni di euro in tre anni che arriveranno dalla tassa di soggiorno. Un’agevolazione ulteriore è quella della variante urbanistica per l’Ast (area di sviluppo termale). In pratica il cambio di destinazione d’uso per rendere appetibili sul mercato gli immobili con cui fare cassa.

Quello che doveva essere il simbolo del rilancio potrebbe trasformarsi nella zavorra capace di affossare le Terme. Oltre a una brutta figura e a una débâcle finanziaria, la società dovrebbe anche di dire addio a un’offerta moderna nel business del benessere.

È l’ultima occasione per una città che vuole andare oltre l’acqua buona solo per curare la stipsi. Nell’accordo triennale tra Comune e Miren, organizzatrice di Miss Italia, c’è l’impegno di utilizzare la reginetta del concorso come testimonial delle piscine. Un destino segnato da una declinazione al femminile quello di Montecatini con le bellezze in passerella e le acque che ristorano il corpo. È impensabile finire i lavori nel 2012. E anche per l’edizione 2013 di Miss Italia, e con i mondiali di ciclismo nel settembre dello stesso anno, le previsioni escludono bagni nelle acque termali. Nella vocazione femminile della città le Leopoldine rischiano di essere le grandi incompiute.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web