Finanza
Monsumanno, guerra al Tar per il cantiere sospeso
Il Comune blocca la concessione edilizia e l'impresa chiede l'annullamento dell'atto. Secondo gli uffici municipali non sarebbero stati rispettati gli indici previsti nel nuovo regolamento urbanistico
MONSUMMANO. Guerra al Tar tra Comune e impresa costruttrice. Secondo l'amministrazione, infatti, l'impresa non avrebbe rispettato indici edilizi previsti dal regolamento urbanistico. Da qui il blocco della concessione e il successivo ricorso al Tar della società, che chiede l'annullamento del provvedimento e un risarcimento danni. Protagonista della vicenda è l'Adl Immobiliare di Milano (con sede nella centralissima galleria del Corso) società che, nel luglio 2007, aveva ottenuto il permesso di realizzare quattro fabbricati per civile abitazione (24 appartamenti) in via Grandi, una traversa di via De Gasperi vicino alla scuola Arinci. Il complesso residenziale (per un valore di circa 600mila euro) doveva sorgere sulle ceneri di un laboratorio artigianale ma non ha mai visto la luce. Ad oggi, infatti, in quella porzione di terreno si vedono soltanto due blocchi appena abbozzati di appartamenti, e il cantiere è fermo e vuoto.
«Non abbiamo prorogato il permesso a costruire - spiega il sindaco Rinaldo Vanni - perché nel frattempo sono stati approvati dei limiti nuovi per l'edificazione residenziale. L'Immobiliare, se vuole portare a termine l'opera, dovrà ripresentare un progetto modificato. L'annullamento del permesso è più un discorso di principio e di trattamento identico, che riserviamo a tutte le ditte che hanno intenzione di realizzare appartamenti sul nostro territorio».
La presa di posizione del comune arriva dopo l'entrata in vigore (dal 5 maggio scorso) della variante urbanistica di "adeguamento degli impianti produttivi esistenti", manovra che guarda più al settore delle piccole e medie imprese che a quello dei complessi residenziali. La sua naturale indicazione, infatti, vuole dare la possibilità alle imprese artigiane di ampliare le proprie strutture di vendita o di laboratorio al massimo di 200 metri cubi (con incentivi per l'ammodernamento tecnologico), mentre chi volesse reinventare i fabbricati in disuso in civili abitazioni o in centri direzionali dovrà diminuire di un 30% i volumi di superficie. Ed è proprio sotto questo aspetto che il progetto della Adl Immobiliare dovrà essere rivisto. «La nostra intenzione - chiude Vanni- è quella di valorizzare al meglio la vocazione industriale di Monsummano e non quella di permettere la costruzione di abitazioni in serie».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
