La protesta
Occupazione. E per altri ventidue i sindacati sono riusciti a ottenere un ulteriore anno di cassa integrazione
Alla Balducci undici lavoratori tornano in fabbrica
David Meccoli
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MONTECATINI. Sorge (quasi) dal nulla un nuovo reparto e per 11 lavoratori il futuro è meno grigio. Scongiurata, per altri 22 dipendenti, la mobilità: almeno per tutto il 2012 potranno godere degli ammortizzatori sociali previsti dalla cassa integrazione in deroga. In un mare di problemi sul fronte del lavoro, dalla Balducci (che dal 1934 produce calzature di qualità per bambini) arrivano spiragli di luce. Proprio ieri, infatti, sul Tirreno la Cgil aveva fatto il punto della drammatica situazione, che ha visto in Valdinievole nel 2011 circa 600 lavoratori in cassa, 91 in mobilità e 2.268 domande di disoccupazione ordinaria. Nel caso della Balducci i sindacati sono però riusciti a stringere un accordo con l'azienda che è almeno stato in grado di tamponare quella che si annunciava come un'inarrestabile emorragia di licenziamenti. Fino al 31 dicembre scorso, infatti, 33 lavoratori su un totale di circa un'ottantina (tra operai, magazzinieri, impiegati e commessi del punto vendita) si trovavano in cassa integrazione straordinaria e con il nuovo anno rischiavano seriamente di essere mandati in blocco a casa attraverso lo strumento della mobilità. Già da tempo la produzione era stata progressivamente spostata prima in Bosnia e poi in Tunisia (e in parte in Cina). A Pieve è rimasto in funzione il magazzino, ci sono gli uffici amministrativi e il grande negozio di vendita diretta. Pochissimo, invece, il lavoro per gli operai, chiamati a intervenire sui prototipi e sulle rifiniture post-produzione. In Tunisia sarebbero stati portati anche diversi macchinari. L'azienda, in sostanza, aveva molto "alleggerito" la parte produttiva, seguendo un trend purtroppo diffuso nel settore tessile e calzaturiero. Ciononostante si è riusciti a salvare il salvabile. «Dei 33 lavoratori considerati in esubero - dice Michele Gargini, Cgil - siamo riusciti a farne tornare al lavoro 11, contro i 6 richiesti dall'azienda. L'azienda ha infatti deciso di aprire un nuovo reparto di prototipia, che si occuperà di controllare il materiale realizzato in scala all'estero, fare lavorazioni sugli accessori, produrre parte del campionario, intervenire con alcune modifiche, ideare nuovi modelli. Per gli altri 22 siamo inoltre riusciti a ottenere un ulteriore anno di cassa integrazione in deroga. Un accordo sofferto e difensivo, ma che ci soddisfa almeno parzialmente».
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