Il Tirreno

Montecatini

Alternativa all’attacco del primo cittadino dopo il voto favorevole al prolungamento della concessione del servizio

«Tradito da Larciano il referendum sull'acqua»

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 LARCIANO. Referendum sull'acqua pubblica tradito dal sindaco. Questa l'accusa al primo cittadini di Larciano rivolta dalla lista civica di Alternativa.  «Sono bastati pochi mesi e il sindaco Pd di Larciano ha svelato l'indirizzo suo e della sua amministrazione sull'acqua pubblica - si legge sulla nota della lista civica - pochi giorni fa si è riunito con i sindaci dell'Ato2 e ha votato a favore del prolungamento di ulteriori 5 anni, dal 2020 al 2025, della concessione del servizio idrico ad Acque Spa, che sarebbe scaduta fra 8 anni. È stata così allontanata dai sindaci dell'Ato la temuta (da parte loro e del partito che li sostiene) possibilità di ripubblicizzare il servizio idrico che, grazie al referendum popolare di giugno scorso, era considerata vicina e doverosa alla scadenza naturale della concessione, cioè nel 2020».  «Il sindaco - prosegue Alternativa - ha così tradito i cittadini del proprio comune per ben due volte: la prima perchè ha votato a favore dell'allungamento della concessione, dimenticandosi del referendum di giugno in cui il 98% dei larcianesi avevano votato a favore della gestione pubblica dell'acqua, e per l'eliminazione della previsione che i privati avessero il 7% di profitti sulla gestione del servizio. La seconda, ancor più grave, perché ha votato senza nemmeno sentire il parere del consiglio comunale che più volte si era espresso a favore della ripubblicizzazione. Addirittura dopo che lo stesso consiglio, pochi mesi fa, aveva deliberato una modifica dello statuto comunale in cui si prevedeva che la gestione dell'acqua fosse un servizio pubblico essenziale privo di rilevanza economica, e dunque non potesse essere consegnato nelle mani dei privati e delle Spa. Un voto scandaloso, soprattutto se paragonato con quelle espresso dal sindaco del Comune di Lamporecchio Chiaramonte, che si è rifiutato di votare a favore perchè, appunto, non aveva un mandato del consiglio».  «D'altra parte - chiude la nota - la differenza di "caratura" fra i due sindaci si era vista anche durante la campagna elettorale per il referendum, con il sindaco di Lamporecchio impegnato in prima persona, mentre quello di Larciano non ha mai dato un minimo contributo. In ogni caso questo voto fa capire chiaramente da che parte sta Pappalardo: dalla parte di chi non vuole la gestione pubblica dell'acqua; dalla parte dei privati che vogliono continuare a guadagnare dalla gestione di un servizio pubblico essenziale; contro i suoi stesi cittadini di Larciano che avevano votato quasi all'unanimità al referendum».

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