La manifestazione
«Sui T-Red pronti a querelare»
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Il sindaco di Pieve a Nievole Massimo Alamanni Sindaci contro le insinuazioni dei consiglieri Pdl
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PIEVE A NIEVOLE. I due Comuni, così come il comandante e la vicecomandante della polizia municipale, sono completamente estranei alla vicenda del T-Red (i segnalatori di infrazioni ai semafori al centro di un'inchiesta della procura di Milano): così i sindaco di Pieve e Monsummano, Massimo Alamanni e Rinaldo Vanni, replicano a un intervento dei consiglieri Pdl Alessandro Rossi e Tiziana Scannella, accusandoli di insinuare dubbi sul comportamento delle due amministrazioni e del personale. Insinuazioni contro le quali i due primi cittadini non escludono di ricorrere anche ad azioni legali. «Rossi e Scannella - si legge sull'intervento - non tenendo conto delle pregresse risposte fornite loro in seno ai rispettivi consigli comunali alle interpellanze formulate sull'argomento, hanno preso nuovamente posizione, mettendo in dubbio le argomentazioni tecniche fondate sulla documentazione istituzionale in possesso delle amministrazioni comunali interessate, peraltro scaturenti dagli atti ufficiali dell'inchiesta, dalle quali emerge, senza alcuna ombra di dubbio, l'estraneità del Comune di Monsummano e Pieve a Nievole e dei rispettivi funzionari da ogni addebito di ordine penale. I due consiglieri hanno fondato le loro attribuzioni di irregolarità e illegittimità nell'operato dei nominati, senza alcuna prova. Nessun chiarimento può aver fornito loro il giudice per le udienze preliminari (a tale proposito sarebbe bastato consultare gli atti del processo che sono ormai pubblici, o per evitare questa fatica, documentarsi direttamente attraverso gli uffici). Il Gup infatti ha ammesso le parti civili solo per un capo di imputazione che attiene a reati ipotizzati commessi nel Comune di Segrate. Nessuna parte civile è stata ammessa contro il "Centro Servizi srl" di Larciano o i Comuni che hanno avuto rapporto con la ditta di cui sopra». I due sindaci definiscono «inutile il tentativo dei due consiglieri di voler coinvolgere ad ogni costo le amministrazioni comunali di Monsummano e Pieve, congiuntamente ai due funzionari di polizia municipale», e «francamente riprovevole un comportamento così strumentale che utilizza la cronaca per procurare un danno d'immagine al solo scopo di fare leva sul lettore ignaro, per attrarre a sé chissà quale gradimento dell'opinione pubblica». «Sappiano i due consiglieri - chiude l'intervento di Alamanni e Vanni - che potranno rispondere per aver offeso l'onore e il prestigio delle nostre amministrazioni, nonché dei due operatori, intenti già ad adire le vie legali e presentare denuncia all'autorità giudiziaria per il reato di diffamazione a loro danno. Per concludere, quand'anche il tribunale di Milano arrivasse ad emettere una sentenza per i fatti per cui è stata aperta l'inchiesta sicuramente non vi verrebbero citate le amministrazioni comunali di Pieve e Monsummano, se non per il fatto eventuale di essere parti lese. Sicuramente nessuno rinverrà i nomi del comandante né del vice comandante, né a titolo di condanna né a titolo di assoluzione o prescrizione, semplicemente perché nessuno dei due è mai stato chiamato in causa».
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