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MONTECATINI. Si chiama Imu, imposta municipale unica, perché sono i Comuni a deciderne ...
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MONTECATINI. Si chiama Imu, imposta municipale unica, perché sono i Comuni a deciderne l'aliquota. Ma quegli stessi enti locali non prenderanno un solo centesimo in più rispetto a quanto incassavano con la vecchia Ici: tutta l'eventuale differenza in più va allo Stato. La stangata resta: infatti, si ritorna a pagare sulla prima casa; e ci sono aumenti per tutti gli altri che non hanno mai smesso di versare. In particolare, i più penalizzati saranno i negozi: il rincaro sfiora il 76 per cento. La nuova Imu. Il decreto "Salva Italia" reintroduce l'imposizione sulla prima casa al 4 per mille e fissa il resto al 7,6 per mille. Poca roba, all'apparenza. Però quello che cambia è la base imponibile. Prima l'aliquota si calcolava sulla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per un fattore diverso a seconda dell'immobile. Ora tutti quei moltiplicatori sono aumentati: passano a 160 per gli appartamenti (era 100), a 140 per laboratori (era 100 anche questo), 80 per uffici (50 il precedente), 60 per i capannoni (da 50) e 55 per i negozi (partiva da 34). In percentuale sono proprio i commercianti ad avere l'aumento maggiore: come si vede nell'ultima colonna della tabella, con l'Imu allo 0,76% rispetto alla vecchia Ici con lo 0,7% a loro toccherà un rincaro del 75,63%, quasi tutto dovuto al nuovo moltiplicatore più grande. Se prima i proprietari dei fondi pagavano mille euro di Ici, nel 2012 verseranno 1.756 euro di Imu in tutto. Magrissima consolazione per titolari di seconde case o uffici: è di "solo" il 73,71% l'aumento che compete loro. Le prime case. Esiste un complesso schema di detrazioni per le prime case: intanto si è esenti dall'Imu se la rendita catastale è inferiore a 312 euro. Inoltre c'è una detrazione dei primi 200 euro e di altri 50 euro per ogni figlio a carico minore di 26 anni (fino a otto bimbi massimo). Le aliquote. Tutti i numeri sono stati calcolati con le aliquote ufficiali; ma i Comuni hanno una forchetta all'interno della quale possono far oscillare il valore. Per esempio la prima casa (aliquota base 0,4%) può andare dallo 0,2% allo 0,6. Ma non c'è ancora chiarezza su come applicare questo eventuale sconto o aumento. Invece è sicuro è che il gioco non valga la candela. Perché il maggiore gettito va a Roma. Non è così semplice per due motivi. Il primo è che il fondo di riequilibrio è stato tagliato di 1,45 miliardi: il rischio è che i soldi restino solo una promessa. L'altro ostacolo è che lo Stato vuole la sua parte anche se l'aliquota è minima: l'Imu sulla prima casa va tutta ai Comuni, ma l'Imu restante va per metà a Roma. E la quota nazionale deve essere versata all'amministrazione centrale calcolandola sull'aliquota base anche se i Comuni hanno applicato una diminuzione. «Esattori per lo Stato». Nel 2010 il Comune ha incassato circa 5 milioni di Ici. «Con l'Imu siamo diventati gli esattori dello Stato - spiega l'amministrazione -. Dell'imposta non rimarrà niente nelle nostre casse. Anzi, avremo un ulteriore taglio nei trasferimenti dalla capitale. I cittadini pensano di versare l'imposta a noi, ma non è così. Per affrontare le minori risorse che già sono previste cercheremo di tagliare le spese e non certo i servizi».
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