Il Tirreno

Montecatini

Un Natale di vacche magre per il commercio

Francesca Maltagliati
Piazza Mazzini punto strategico del commercio cittadino
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Piazza Mazzini punto strategico del commercio cittadino

Pochi clienti e spesa ridotta, in gioielleria più venditori che acquirenti

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 PESCIA. Sarà colpa della crisi, o dell'ultima manovra del governo o anche del pessimismo diffuso. Il risultato è stato lo stesso: la gente questo Natale ha speso meno del solito. Non è stata una catastrofe, come da previsioni, ma il calo c'è stato e si è sentito. Lo confermano i commercianti del centro storico che, in queste festem hanno incassato meno dell'anno passato. Tutti o quasi, senza distinzioni. Si salvano forse quelli che vendono i generi alimentari, ma anche in questo caso molti hanno notato la differenza rispetto alle festività dell'anno passato.  «Non è stato un gran Natale - dice Matteo Bonaguidi, titolare di uno storico negozio di scarpe in piazza Mazzini - molto più tranquillo dell'anno passato. La gente ha paura, noi compresi, perché non sappiamo cosa aspettarci dal futuro».  «Gli acquisti sono calati - fa eco Mario Belluomini, gestore di un negozio di fiori in Borgo della Vittoria - e anche se non drasticamente, come da previsioni, questo Natale si chiude con un segno meno rispetto ai precedenti».  «In questo periodo - dice ancora Francesco Stefania della Bottega dell'Oro - si è venduto molto meno. Sono stati fatti sia meno acquisti in generale, ma anche meno acquisti costosi. Anzi devo dire che in questo periodo ho visto aumentare le persone che sono venute da me non per comprare ma per vendere i propri gioielli».  Insomma questo Natale è stato caratterizzato da un netto calo degli acquisti, in particolare per quelli di un certo tipo. Le persone hanno infatti preferito regalare oggetti poco costosi, il cosiddetto pensierino: «Abbiamo visto molta meno gente dell'anno scorso - dice Cinzia Natali della Casa del Bambino - e poi, se prima c'era chi comprava il giaccone e il cappottino, adesso si sono buttati tutti sulle maglie o comunque su capi meno costosi».  Anche per quanto riguarda settori in cui la spesa si attesta a livelli piuttosto bassi, come le librerie, le persone sono state attente al portafoglio. «Quest'anno è andata peggio rispetto al passato - spiega Beatrice Philipou, della libreria Il Tempietto - il lavoro non solo è iniziato tardi, l'ultima settimana prima del Natale, ma le persone hanno anche speso meno. È cambiato il tipo di acquisto. Se prima c'era chi approfittava del Natale per regalare il libro importante, da 40 euro, adesso si fa fatica a vendere quello che costa 20».  Anche dal punto di vista dei generi alimentari il calo c'è stato. Non per tutti però. Se infatti Barbara Del Terra del panificio Panpepato e Michele Lucchesini, dell'omonima macelleria, affermano di «aver incassato più o meno quanto l'anno precedente», Alessandro Arbanti, della macelleria Pescia Carne ammette che, nonostante l'affluenza sia stata più o meno la stessa degli scorsi anni, la spesa delle persone è diminuita: «La gente si è buttata sugli alimenti più economici. Ha preferito comprare maiale o bollito, invece della fiorentina».  Singolare è poi il fatto che in molti abbiano dato la colpa della diminuzione degli acquisti alla televisione: «È colpa di tutto quello che viene detto in tv"»è stato il ritornello, come se la crisi fosse più annunciata che reale, frutto della paura.

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