Il Tirreno

Montecatini

Scontro dentro la maggioranza

Luca Signorini

Malumori di Rifondazione sull'acqua pubblica

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 MONSUMMANO. È scontro all'interno della maggioranza sulla privatizzazione dell'acqua come bene comune. A sollevarlo è la sezione locale di Rifondazione Comunista (che, tra le sua fila, annovera il vicesindaco Giacomo Pasqui) con due suoi membri, Paolo Menchi, capogruppo del partito in consiglio comunale e Marco Conti, ricercatore di Storia all'Università Ca' Foscari di Venezia.  La questione si trascina da diverso tempo e, nella seduta consiliare del 12 dicembre, è venuta di nuovo prepotentemente a galla. Rifondazione aveva presentato un ordine del giorno su "Acqua bene comune, proprietà e gestione pubblica sul servizio idrico", documento condiviso da tutte le componenti del consiglio. Il Pdl, forza di opposizione, aveva rilanciato il tema presentando un emendamento nel quale chiedeva lumi sul guadagno del 7% che i gestori privati richiedono ai cittadini sulle bollette. Al momento della votazione, le minoranze consiliari (Pdl e lista civica Noi per la gente) insieme a Rifondazione, si erano espresse in modo favorevole all'emendamento. Di posizione opposta il Pd e l'Idv, gli altri due partiti che appoggiano l'amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Vanni. Cosa a ben vedere scontata: di mezzo c'è infatti la proroga di cinque anni che l'Ato 2. organismo di cui fanno parte anche i sindaci del comprensorio, ha concesso ad Acque Spa per la gestione dell'acqua pubblica. Il contratto, prima in scadenza nel 2021, con questa delibera si "allunga" fino al 2026. Ed è, per Rifondazione Comunista, un'incoerenza tra parole e fatti.  «Il Pd è possibilista sulla privatizzazione dell'acqua - dice Menchi - infatti il sindaco ha votato a favore sul rinnovo del contratto con Acque Spa. Ma siamo in un livello di illegalità, visti i risultati del referendum del giugno scorso. Noi pensiamo che l'acqua, come bene sociale, deve essere pubblica e a completa disposizione dei cittadini. Qui a Monsummano abbiamo anche raccolto oltre 700 firme a sostegno di questa tesi. In più c'è da dire che i gestori privati hanno fatto solo in parte i lavori su fognature e allacciamenti, e sempre più spesso è il comune che ci mette i soldi».  Da rumor interni alla maggioranza che guida l'amministrazione si apprende che il dibattito intorno all'acqua come bene comune poteva (e potrebbe) aprire uno squarcio tra i partiti, un focolaio di dissidi e prese di posizione. L'avrebbe anche sottolineato il sindaco Vanni in alcune riunioni riservate. L'ipotesi più concreta è che ci siano gli estremi per una sfiducia verso la giunta comunale. Cosa che, comunque, appare ad oggi scongiurata.

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