Sicurezza
Il saccheggio dei quadri venduti con la truffa
Pietro Barghigiani
Denunce, tribunali e l'arresto: la pagina nera della gestione Biscalchin
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MONTECATINI. Avrebbe dovuto dare slancio e prestigio all'Accademia Scalabrino grazie alle sue conoscenze nel mondo dell'arte. Finì in carcere per truffa e appropriazione indebita con l'accusa di aver venduto decine di quadri, la maggioranza dei quali poi recuperati dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico. Pagina nera. Si chiama Valerio Linzi Biscalchin, 71 anni, milanese di stanza a Firenze, la pagina nera dell'istituzione nata dal mecenatismo degli artisti di passaggio in città e dalla contagiosa passione del suo nume tutelare, il professor Dino Scalabrino. Sentenze e arresto. Nel febbraio 2010 Biscalchin venne arrestato dai carabinieri per esecutività della sentenza a 2 anni e 2 mesi patteggiata nel novembre 2009 per calunnia e appropriazione indebita. Niente condizionale per l'operatore culturale gravato da una serie di precedenti che andavano dall'emissione di assegni a vuoto, alla bancarotta e all'omicidio colposo. A quella pena se ne era aggiunta un'altra, il 21 gennaio 2010, patteggiata con un anno e 4 mesi per truffa e appropriazione indebita. La storia. L'ex direttore era stato rinviato a giudizio con l'accusa di aver venduto oltre 190 opere dell'istituzione culturale intascando almeno 2 milioni di euro. Per gli investigatori proponeva l'acquisto di opere d'arte a privati e gallerie esibendo il certificato dell'Accademia d'arte, dicendo che i soldi avrebbero finanziato l'attività dell'ente. Gli assegni, però, non finivano sul conto dell'Accademia, ma su quello intestato a una sua società. Il meccanismo era andato avanti dal 2005 ai primi mesi del 2007 quando Valerio Linzi Biscalchin, curatore di mostre ed eventi alla Scalabrino, non seppe fornire spiegazioni sulla sparizione di almeno una trentina di dipinti. Di qui la denuncia che si concluse col recupero di circa 180 opere (sulle 190 mancanti) tra le quali anche un Guttuso. Lo choc. L'imputato era arrivato alla Scalabrino con la fama di abile organizzatore di eventi e nei primi tempi aveva saputo rianimare un'istituzione che da anni languiva in uno stato comatoso. Poi nell'estate 2006 un'opera dell'Accademia venne trovata a un'asta a Firenze. Vennero chiesti chiarimenti al direttore e dopo qualche giorno il quadro tornò al suo posto. Ma da quel giorno i sospetti cominciarono a trovare altri riscontri. E per Biscalchin iniziò il conto alla rovescia concluso con il carcere. Fu uno scandalo capace di danneggiare anche l'Accademia che ora prova a ripartire tra le forti braccia di una banca.
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