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Montecatini

Il Comune di Montecatini fa causa a Pieve e Monsummano per ottenere 650mila euro

Il depuratore oggetto della causa del Comune di Montecatini contro Monsummano e Pieve
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Il depuratore oggetto della causa del Comune di Montecatini contro Monsummano e Pieve

Ricorso al Consiglio di Stato per chiedere ai due enti il pagamento delle spese di gestione del depuratore

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 MONTECATINI. È in causa da almeno dieci anni e ancora non si rassegna. Il Comune di Montecatini torna alla carica contro le amministrazioni di Monsummano e Pieve a Nievole nonostante un anno fa il Tar abbia respinto il ricorso con il quale l'ente di viale Verdi chiedeva circa 650mila euro ai due Comuni (490mila a Monsummano e 154mila a Pieve) come quota parte delle spese di gestione all'epoca del depuratore intercomunale.  L'ultima azione legale è il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Montecatini è rappresentata dall'avvocato Gaetano Viciconte, mentre Monsummano è assistito dal legale Claudio Casciani.  Del depuratore si iniziò a parlare nel 1977. L'accordo attribuiva al Comune di Montecatini il compito di provvedere alla costruzione e alla gestione dell'impianto, con l'obbligo per gli altri due Comuni di pagare la loro parte quando Montecatini ne avesse fatto richiesta, corredata di copia degli atti tecnico- contabili, validati dal parere di una commissione intercomunale. Nel 1987 la gestione venne affidata alla Edilscavi Snc che per riscuotere dovette rivolgersi al Tribunale. A suon di decreti ingiuntivi i privati accumularono crediti per oltre un milione di euro.  Anche dopo la notifica dei decreti ingiuntivi le tre amministrazioni rifiutarono di provvedere al pagamento delle quote a loro carico «eccependo che i crediti non erano esigibili in assenza del parere della commissione tecnico amministrativa prevista dalla convenzione del 1977» spiegano i giudici del Tar. Quando poi la Edilscavi cedette all'Inps i crediti vantati, il Comune di Montecatini con una transazione siglata il 9 dicembre 2002 sistemò la posizione pagando 645mila euro di capitale e 217mila euro di interessi, ma «con espressa riserva di rivalsa nei confronti dei Comuni di Pieve a Nievole e Monsummano». E al momento di rivalersi avviò la causa davanti al Tar. Che, però, ha respinto il ricorso sostenendo che i costi di gestione dell'impianto di depurazione andavano ripartiti nel momento in cui Montecatini avesse presentato «la richiesta corredata di copia degli atti tecnici e contabili debitamente approvata da detta amministrazione su conforme parere della commissione intercomunale» si legge nella sentenza del Tar che prosegue: «Tale commissione che aveva il compito precipuo di rendere il parere sulle richieste di rimborso avanzate dal Comune di Montecatini non si è mai espressa nel merito delle pretese di quest'ultimo, non potendo ritenersi validamente costituita quella riunitasi il 5 giugno 1993. Come ammesso dalla stessa parte attrice (Montecatini, ndr), ad essa hanno preso parte i soli tecnici designati dalle rispettive amministrazioni, non risultando che questi fossero investiti del potere di esprimere definitivamente la volontà dell'ente di appartenenza». Insomma, l'organismo che avrebbe dovuto stabilire i conti esatti non si sarebbe mai pronunciato. Ma il Comune di Montecatini non demorde e quei soldi li rivuole indietro dai vecchi soci di Pieve e Monsummano.

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