Il Tirreno

Montecatini

Coinvolta nelle indagini la Centro Servizi con il sistema di appalti per gli apparecchi ai semafori

T-red, automobilisti parti civili

Pietro Barghigiani
L’incrocio a Larciano dove era stato installato il T-red della discordia
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L’incrocio a Larciano dove era stato installato il T-red della discordia

Un centinaio le posizioni accolte nell'inchiesta sulle multe "truccate"

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 MONTECATINI. Automobilisti parti civili nel processo contro i "vampiri" ai semafori. Il gup del Tribunale di Milano, davanti al quale sono in corso da giugno le udienze preliminari per decidere l'archiviazione o il rinvio a giudizio dei 33 indagati nell'inchiesta sui T-red taroccati, ha accettato la richiesta di un centinaio di automobilisti.  L'istanza era stata presentata da 225 guidatori multati.  Ammessi anche il Codacons e il Comune di Seveso. A fine gennaio verrà decisa la posizione degli indagati tra sindaci, comandanti di polizia locale, funzionari comunali e amministratori coinvolti nell'indagine sui presunti appalti irregolari con i quali sono state assegnate a diverse ditte, tra cui la Centro Servizi di Larciano, l'installazione e la gestione delle apparecchiature per la rilevazione automatica di infrazioni al semaforo in 35 Comuni.  Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, a Segrate i semafori muniti di T-red, che multavano gli automobilisti protagonisti della denuncia del caso, sarebbero stati "truccati" riducendo la durata del giallo a meno di quattro secondi al solo scopo di far fare cassa - la stima è di oltre 2,4 milioni di euro - al Comune e alle aziende fornitrici che ricevevano una percentuale sulle contravvenzioni. In questo caso agli indagati è contestato il reato di abuso d'ufficio di cui gli automobilisti sono stati ritenuti dal gup le possibili vittime.  Negli altri 34 Comuni coinvolti, invece, tra i quali Monsummano, Pieve a Nievole e Larciano e a livello toscano anche Portoferraio, Castellina Marittima, Castelfiorentino, Lari e Certaldo, sotto accusa ci sono solo le presunte irregolarità nell'assegnazione degli appalti a Scae, CiTiEsse e Centro Servizi ai danni di imprese concorrenti, ma non degli utenti della strada. Di qui le contestazioni, a vario titolo, di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, subappalto irregolare. L'associazione per delinquere finalizzata a turbare la libertà degli incanti è inoltre contestata anche a Simone Zari, 46 anni, di Larciano, socio della Centro Servizi.  Oltre a Zari tra gli indagati toscani per i quali la Procura di Milano ha chiesto il processo, figurano anche Giuseppe Aringhieri, 62 anni, di Lari, in pensione e all'epoca dei fatti capo dei vigili di quel Comune, il colleghi di Certaldo, Massimo Luschi, 38 anni e di Larciano, Stefano Bonaccorsi, 54 anni.  Stando alla Procura fino al settembre 2008 i titolari delle imprese avrebbero organizzato «un accordo collusivo di cartello» per «l'acquisizione di contratti» con le amministrazioni locali, grazie alla complicità dei comandanti dei vigili urbani. A questi venivano comunicate le «specifiche tecniche da inserire nel bando di gare» per orientare la scelta esclusivamente sui T-Red. Alle gare partecipavano le imprese del cartello che si erano accordate sull'offerta.  Quando le buste venivano aperte non c'era che un unico vincitore e per gli automobilisti iniziava la "vampirizzazione" di soldi e la perdita dei punti sulla patente.

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