Il dolore
Stop illegittimo, bar risarcito
Pietro Barghigiani
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Il Tar di Firenze ha accolto il ricorso del Caffè Micky L'esercizio era stato chiuso dal Comune per tre giorni
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MONSUMMANO. Bar cita il Comune e vince la causa intentata all'amministrazione che aveva firmato un'ordinanza di chiusura per tre giorni ai danni dell'esercizio pubblico. Il Comune aveva imposto a un bar la chiusura per tre giorni dopo che i carabinieri avevano trovato due apparecchi elettronici non in regola. A distanza di oltre due anni il Tar ha dato ragione all'esercizio commerciale condannando il Comune a risarcirlo con 3.744 euro. Motivo? Per quel tipo di violazione il provvedimento di chiusura avrebbe dovuto firmarlo il sindaco anziché il dirigente dell'ufficio attività produttive. Protagonista della storia è il "Caffè Micky" in via King che il 14 settembre 2008, a seguito di un'ispezione eseguita dai carabinieri, ricevette un verbale per «la presenza di 2 apparecchi da divertimento e intrattenimento ritenuti non rispondenti alle caratteristiche e alle prescrizioni indicate nei commi 6 e 7, dell'articolo 110 Tulps e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi in quanto privi di nullaosta o con nullaosta non apposto in originale». Si arriva al 12 febbraio 2009 quando i militari notificano alla titolare il verbale di accertamento oltre il termine di legge. Ma è stata la firma del dirigente al posto di quella del sindaco sull'atto di chiusura a determinare l'accoglimento del ricorso da parte del Tar. Scrivono i giudici amministrativi di Firenze: «Si è infatti ritenuto che il potere di sospensione dell'autorizzazione commerciale di cui all'art. 110, regio decreto 773 del 1931 attenendo alla materia dell'ordine e della sicurezza pubblica spetta al sindaco, nella sua qualità di ufficiale di governo». Il dirigente, quindi, per il Tar era incompetente a emettere il provvedimento impugnato dalla proprietaria del bar che ha vinto la causa e incasserà 3.744 euro.
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