Il Tirreno

Montecatini

Cellulari, Comune contro Fisco

Pietro Barghigiani
Il Comune chiede 25mila euro alla Agenzia delle entrate
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Il Comune chiede 25mila euro alla Agenzia delle entrate

Ricorso dell'ente per riavere i soldi della tassa governativa

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 PESCIA. Il Comune non vuole pagare le tasse. Per la precisione una tassa in particolare, quella della concessione governativa dovuta sulla telefonia mobile di abbonamento. E, forte di una decina di sentenze, si appresta a fare ricorso alla commissione provinciale tributaria per la restituzione dei versamenti degli ultimi anni a favore dell'Agenzia delle entrate.  La tassa in questione riguarda il versamento mensile di un importo variabile tra i 5,16 e i 12,91 euro, per ogni singola utenza telefonica acquistata dal Comune. Il conto presentato è di circa 25mila euro. Per l'ente la tassa «non è più dovuta a seguito dell'entrata in vigore del nuovo codice delle telecomunicazioni di cui al decreto legislativo 259 del 2003 che pur non abrogandola ne ha eliminato i presupposti impositivi e, cioè, il regime concessorio del servizio di telefonia mobile».  La stessa legge, nell'ottica di una totale liberalizzazione dei servizi di comunicazione, con l'articolo 218, «ha anche abrogato l'art. 318 della legge 156 del 1973 che considera il contratto di abbonamento sostitutivo della licenza e, per questo, lo tassa». La richiesta, è il ragionamento del Comune, è illegittima e quanto versato deve essere restituito. Dal palazzo di piazza Mazzini a luglio hanno provato a chiedere il rimborso all'Agenzia delle entrate. Ma il Fisco, trascorsi novanta giorni dalla data di presentazione dell'istanza di rimborso, non ha comunicato alcunché «e pertanto, il silenzio serbato vale come diniego della richiesta di rimborso». Deciderà la commissione tributaria se il Comune deve riavere i soldi della tassa sui cellulari.

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