Sicurezza
Quell'ora persa all'ufficio postale senza consegnare il censimento
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Sono entrato nell'ufficio postale di viale Amendola alle 11,50, dopo aver parcheggiato l'auto e pagato un euro al parcometro adiacente. Dovevo spedire il censimento Istat al mio Comune e credevo di fare relativamente presto perché rispetto al biglietto. che mi assegnava il numero P44, il tabellone informava che stava lavorando con il cliente P41. Mi sono dovuto ricredere. Alle 12,30 il tabellone indicava ancora il numero P43, dunque 40 minuti per servire tre clienti, ma non avevo perso le speranze perché il prossimo numero sarebbe stato il mio. Invece niente: l'orologio correva verso la scadenza del mio parcheggio ma il tabellone non si è più mosso. Alle 12,40 ho protestato garbatamente con un'impiegata che era nella sala intenta a vedere gadget varie di Poste Italiane. Mi ha risposto alzando le spalle. L'unica impiegata dello sportello abilitato deve aver sentito e forse si è risentita, pur senza dire niente, perché a quel punto, pur essendo priva di lavoro allo sportello, ha cominciato a conversare con i suoi colleghi, ad accomodarsi i capelli con aria di compiacimento e quant'altro potesse servire a non chiamare altri clienti. Alle 12,50 il tabellone era sempre inchiodato sulla P43. Me ne sono andato, senza aver potuto consegnare il modulo, per non trovare la beffa di una multa. Un'ora persa, le lancette dell'orologio giravano, vorticosamente, come altre cose che lascio immaginare.
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