Attenzione
Quasi impossibile ottenere un bambino dai tribunali, resta solo la strada dellestero
Adozioni? Solo per i ricchi
Giovanna La Porta
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Bambino in un orfanotrofio in Africa in attesa di adozione Donna scrive a Napolitano: «Troppi i soldi richiesti dalle onlus»
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MONTECATINI. Il sogno di diventare mamma e papà può trasformarsi in un calvario per le coppie che non possono avere figli e decidono di intraprendere la strada dell'adozione. Deborah Martini, 40 anni, abita a Marliana e ha deciso di scrivere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per raccontargli la sua storia. Una testimonianza intrecciata con i fili del dolore e della speranza. E imbevuta di delusione e frustrazione. «Sono una donna come tante - esordisce Deborah rivolgendosi a Napolitano - all'età di 18 anni mi hanno diagnosticato una malattia renale che con il tempo, per precisione a 26 anni, mi ha portata alla terapia dialitica. Tutta la tua vita viene condizionata da quelle quattro ore al giorno che devi accettare per vivere. Il mio desiderio è sempre stato quello di ricevere un trapianto per poi avere una famiglia e dei figli. Purtroppo il trapianto non ha dato l'esito sperato. Per questo non posso restare incinta: il rischio è troppo alto». Così, lei e il marito si sono rivolti al tribunale dei minori, scegliendo il duplice percorso delle adozioni nazionali e internazionali. «È arrivata, a quel punto, un'altra scoperta drammatica: l'adozione è un lusso per ricchi. Per quanto riguarda l'iter italiano, infatti, il binario procede per conto suo. Fai tutto quello che devi fare, in senso burocratico, e vieni inserito in una graduatoria. Ma è praticamente impossibile che ti chiamino». «Noi abbiamo fatto domanda a tutti i tribunali dei minori del Paese - prosegue - io sono sempre pronta a partire ma la telefonata non arriva. Almeno, però, nel caso in cui dovessimo risultare tra i prescelti non ci chiederebbero soldi. Invece, per le adozioni internazionali, ci vogliono cifre esorbitanti. Le chiedono le onlus accreditate, quasi tutte dell'alta Italia. Mi domando, allora, come si possano definire non a scopo di lucro. La Cifa (www.cifaong.it, ndr), una delle più economiche, sul sito pubblicizza costi che per me e mio marito sono irraggiungibili. Solo per partecipare al corso pre-adozione servono 400 euro. Poi, tra annessi e connessi, altri 4.500: anticipo spese gestione, saldo, assistenza post adozione. Senza considerare i costi dei vari viaggi». A Deborah era stato consigliato di puntare sui paesi dell'Est. «Tra le associazioni che ho contattato, c'è anche la Nova. Siamo tagliati fuori dall'Africa perché, a causa della mia patologia, non posso vaccinarmi. Comunque, è pazzesco che la legge, da una parte, assicuri a una donna che non ha compiuto 45 anni di poter prendere un bambino di 9 mesi e poi, quando si arriva al dunque, vengono dati bimbi che, come minimo, hanno compiuto sei anni. In Italia tutto è gestito dalle case famiglia e non si capisce il motivo per cui questi piccoli finiscano per crescere nelle strutture». Deborah vuole sapere se ci sono dei fondi, delle agevolazioni per chi quel lusso non se lo può permettere. «È come le macchine di grossa cilindrata, le ville: sono per quella categoria che è nata dalla parte giusta del mondo. Gli altri sono niente». Rivolgendosi ancora al Presidente Giorgio Napolitano usa parole piene di risentimento ma anche di fiducia: «In questi anni, nonostante la malattia, mi sono sempre mantenuta da sola, onestamente, e ho conservato la voglia di vivere e di amare. Protesto per questo diritto negato, per questo amore mancato, per questo senso di vuoto che provo quando passo davanti a un negozio dell'infanzia, per quel bambino che non verrà adottato, per chi si approfitta delle situazioni e dei sentimenti. Illustrissimo Signor Presidente, se potrà fare qualcosa per me e mio marito, lo farà anche per altre persone e per questa società troppo spesso lucrativa e impietosa. Altrimenti, avrà fatto una chiacchierata con una cittadina italiana su uno dei tanti problemi per i quali questa Italia non funziona».
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