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Quindici no alla tassa di soggiorno
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Il campeggio Barco Reale di San Baronto 3 MINUTI DI LETTURA
LAMPORECCHIO. Quindici no all'ipotesi di introdurre la tassa di soggiorno. Quindici no che rappresentano una fetta consistente della ricettività turistica del paese. Quindici no come le quindici strutture, tra alberghi, agriturismi, case turismo e campeggio, che hanno sottoscritto un documento in risposta all'intervista rilasciata al Tirreno dal sindaco Giuseppe Chiaramonte, e dedicata, appunto all'ipotesi di introdurre questa forma di tassazione. «Il sindaco - si legge sulla nota - riferisce che al primo incontro con gli operatori "tutto sommato quest'idea è stata ben accolta, a parte qualche eccezione". Dei presenti a quell'incontro nessuno ha espresso entusiasmo per l'idea che veniva proposta. Al contrario, tutti abbiamo espresso una ferma avversità. Probabilmente, noi e il sindaco, parliamo due lingue diverse e non riusciamo a comunicare». Allo stesso modo non è andata giù l'espressione «un euro non fa la differenza» che, come si legge, ha lasciato i titolari delle imprese turistiche «esterrefatti», e la replica viene affidata a una serie di esempi: «Un euro a persona per ogni giorno. Facciamo due conti. L'affitto medio settimanale di un appartamento in una casa vacanze (o agriturismo che dir si voglia) costa 550 euro circa e, quindi, l'eventuale tassa avrebbe un'incidenza del 5%. Se si considerano gli alberghi la percentuale cambia di poco. Se, poi, andiamo a valutare il costo medio giornaliero per un soggiorno nel campeggio (struttura che rappresenta oltre il 50% delle presenze turistiche a Lamporecchio), l'incidenza della tassa di soggiorno lievita all'8%. Attenzione, si sta parlando di aggravio sul costo finale del soggiorno per il cliente che, visti i tempi che corrono, certi conti li fa e privilegerà, a parità di prestazioni, le destinazioni più convenienti». «Mediamente - prosegue la nota - solo il 23% del costo di una vacanza viene speso per l'alloggio (dati 2007 dell'Ente Bilaterale Turismo Toscano). Il rimanente 77% viene impiegato per l'acquisto di beni o servizi e, quindi, viene "spalmato" sul territorio con ovvi benefici per tutta la collettività (ristoranti, musei, attività commerciali). È ovvio che una contrazione degli arrivi causerebbe un danno per tutta la collettività. Invitiamo il sindaco Chiaramonte a valutare quanto già accaduto in altre realtà, quali Montescudaio, dove, a seguito dell'introduzione della tassa di soggiorno, il Camping Village ha dovuto cessare la propria attività (notizia facilmente verificabile anche attraverso la cronaca locale del quotidiano "il Tirreno")». Un no deciso quello che arriva dagli operatori turistici lamporecchiani: «A livello concettuale, chiedere l'obolo al turista che viene a spendere la sua vacanza e i suoi denari nel nostro territorio rappresenta un affronto al turista stesso, e a chi ha investito le proprie risorse in qualità e in promozione. Da tutto questo, alla domanda tassa si o tassa no, a noi operatori turistici la risposta sembra scontata: no. È arrivato quindi il momento di capire se, al di là di proclami e buoni propositi, ci prema davvero incrementare il turismo facendolo diventare un settore trainante».
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