Finanza
Ospedale: ben 2.291 no ai tagli
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Lospedale Cosma e Damiano di Pescia Inviate in Regione e alla direzione Asl le firme raccolte dalla Cisl
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PESCIA. Dopo i sindaci, ora sono i cittadini a dire no alla riorganizzazione dei servizi sanitari proposta dall'Asl. Lo fanno attraverso le firme raccolte (oltre 2mila) dalla Cisl Funzione Pubblica, e inviate al presidente della Regione Toscana Rossi e al direttore generale dell'Asl 3 Scarafuggi. Firme per chiedere alla Regione più risorse per la sanità pistoiese, e all'Asl un passo indietro sul progetto di riorganizzazione aziendale (che prevede tagli per circa 10 milioni di euro). «Per difendere il diritto alla salute e per chiedere alla Regione risorse economiche aggiuntive e adeguate - scrivono Massimmo Baldecchi e Andrea Bini della Cisl Fp - abbiamo promosso nei mesi scorsi una raccolta di firme in favore della sanità pistoiese. Le adesioni sono state veramente numerose e come si può facilmente constatare ben 2.291 cittadini sono contrari ai tagli proposti dalla direzione aziendale alla conferenza dei sindaci, tra i quali vi sono la chiusura del reparto di chirurgia a San Marcello (da sempre punto di riferimento per i residenti e i turisti della zona), i tagli al presidio ospedaliero di Pescia (sui reparti di pediatria, urologia e oculistica) e la drastica riduzione di personale nei tre ospedali». «Non possiamo - continua la nota Cisl - assistere impassibili a manovre riorganizzative manageriali, ma più che altro politiche, che danneggiano i diritti dei cittadini e si chiede: perché la Regione Toscana critica i tagli lineari del personale a livello nazionale e poi li applica a sua volta? Perché altre province della Toscana possono contare su fondi economici molto più congrui, derivanti da una vecchia e ormai sorpassata suddivisione a livello provinciale? Riorganizzare non significa "tagliare", ma utilizzare le risorse in modo razionale, intervenendo in primis su sprechi e cattiva organizzazione. La sanità pubblica non può essere trasformata in una compravendita con le strutture private e i cittadini non si possono trovare di fronte a liste di attesa sempre più lunghe e inaccettabili».
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