Il dolore
IL NODO DELLA GESTIONE
La Montecatini parcheggi resta alla finestra
Giovanna La Porta
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Rimane un servizio in economia, ovvero interno al Comune, quello della gestione dei cimiteri. Ad occuparsene è il settore lavori pubblici. Proprio di recente sono stati stanziati circa 20mila euro per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del camposanto di Montecatini Alto. L'amministrazione, che avrebbe voluto assegnare l'incarico della manutenzione dei cimiteri alla Montecatini Parcheggi e Servizi, ha dovuto fare un passo indietro.
Cause scatenanti. A metterci lo zampino sono stati il referendum del giugno scorso e la nuova Finanziaria. L'esito positivo del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno ha determinato, tra l'altro, la cancellazione dell'art. 23-bis sulla disciplina dell'affidamento e della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. La Finanziaria, da parte sua, ha posto un tetto di 900mila euro per i servizi delle partecipate del Comune. «Il problema - spiega il presidente della Mps, Franco Pazzaglini - è che non c'è chiarezza su ciò che si intende per questo tetto. Non è stato spiegato se indica il quantum dei servizi da svolgere, né se la cifra contemplata debba essere superiore o inferiore a 900mila euro. Per riuscire a orientarci, nei prossimi giorni io e il vice sindaco Edoardo Fanucci parteciperemo a un corso di aggiornamento a Roma che avrà come tema proprio l'affidamento dei servizi alle partecipate». Il fatto è che non solo per i cimiteri, ma anche per gli altri settori, si profila l'obbligo di resettare. Da rivedere e correggere, tanto per dirne una, il sistema di riscossione dei parchimetri.
Scappatoie. La manovra bis prevede che il mantenimento della gestione dei servizi debba essere legato a criteri di efficienza e dimensioni. Il grande spettro per gli enti locali è rappresentato dal ventilato obbligo di chiusura delle partecipate entro il 31 dicembre 2012. E sembra che l'unica ancora di salvezza per ottenere eventuali deroghe sia proprio la sussistenza di parametri di efficienza economico-finanziaria degli organismi partecipati. Che devono avere, a fine 2012, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, e non devono aver subito nei precedenti esercizi riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio o perdite che abbiano comportato ripiani da parte dei soci pubblici. La seconda possibilità per evitare la liquidazione è legata a un parametro dimensionale: la società deve essere costituita da comuni la cui popolazione complessiva superi i 30mila abitanti, e la partecipazione al capitale sociale deve essere proporzionale al numero degli abitanti. «Non voglio avventurarmi in previsioni - afferma Pazzaglini - preferisco aspettare di avere indicazioni precise».
Cause scatenanti. A metterci lo zampino sono stati il referendum del giugno scorso e la nuova Finanziaria. L'esito positivo del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno ha determinato, tra l'altro, la cancellazione dell'art. 23-bis sulla disciplina dell'affidamento e della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. La Finanziaria, da parte sua, ha posto un tetto di 900mila euro per i servizi delle partecipate del Comune. «Il problema - spiega il presidente della Mps, Franco Pazzaglini - è che non c'è chiarezza su ciò che si intende per questo tetto. Non è stato spiegato se indica il quantum dei servizi da svolgere, né se la cifra contemplata debba essere superiore o inferiore a 900mila euro. Per riuscire a orientarci, nei prossimi giorni io e il vice sindaco Edoardo Fanucci parteciperemo a un corso di aggiornamento a Roma che avrà come tema proprio l'affidamento dei servizi alle partecipate». Il fatto è che non solo per i cimiteri, ma anche per gli altri settori, si profila l'obbligo di resettare. Da rivedere e correggere, tanto per dirne una, il sistema di riscossione dei parchimetri.
Scappatoie. La manovra bis prevede che il mantenimento della gestione dei servizi debba essere legato a criteri di efficienza e dimensioni. Il grande spettro per gli enti locali è rappresentato dal ventilato obbligo di chiusura delle partecipate entro il 31 dicembre 2012. E sembra che l'unica ancora di salvezza per ottenere eventuali deroghe sia proprio la sussistenza di parametri di efficienza economico-finanziaria degli organismi partecipati. Che devono avere, a fine 2012, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, e non devono aver subito nei precedenti esercizi riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio o perdite che abbiano comportato ripiani da parte dei soci pubblici. La seconda possibilità per evitare la liquidazione è legata a un parametro dimensionale: la società deve essere costituita da comuni la cui popolazione complessiva superi i 30mila abitanti, e la partecipazione al capitale sociale deve essere proporzionale al numero degli abitanti. «Non voglio avventurarmi in previsioni - afferma Pazzaglini - preferisco aspettare di avere indicazioni precise».
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