Sicurezza
No della Pubblica Assistenza alla statua della Madonna in sede
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Una polemica nata attorno a un "No, grazie". È quella originata dal rifiuto della Pubblica Assistenza di Chiesina ad accogliere, nella sua sede inaugurata pochi giorni fa, una statua della Madonna, donata dalla locale Pro loco. Quello del dono ha costituto per tutti, anche per l'associazione di soccorso, un bel gesto. Ma, lo stesso, è stato deciso di declinare l'offerta, in quanto violava gli statuti delle pubbliche assistenze in materia di laicità. I regolamenti interni infatti consentono l'esposizione del crocifisso, ma vietano qualsiasi altra rappresentazione religiosa, di qualsiasi credo.
«La decisione se accettare o meno il regalo - spiega il vicepresidente della Pubblica Assistenza di Chiesina Antonio Berti - è stata esaminata dal direttivo che, sulla base degli statuti, ha declinato l'offerta». La vicenda ha sollevato la reazione non della Pro loco (che si è limitata a prendere atto della decisione), ma di una parte dei soci che, a quel punto, hanno preso carta e penna per protestare contro la scelta: «La stragrande maggioranza della popolazione italiana si riconosce nella religione e nella cultura cattolica e quindi nei suoi simboli e nelle sue forme di devozione, anche chi non è praticante o devoto.
Perché dunque si vuole perseguire come una conquista quella di espellere dagli spazi pubblici comuni ogni riferimento alla nostra religione? Neanche nella nostra piccola realtà di provincia siamo riusciti a sfuggire a quella che il Papa va definendo da tempo la "dittatura del relativismo". I diritti delle minoranze passano avanti a quelli delle maggioranze. Non sarebbe ora di cambiare quei regolamenti che si rifanno a quando blocchi ideologici contrapposti erigevano muri?».
«La decisione se accettare o meno il regalo - spiega il vicepresidente della Pubblica Assistenza di Chiesina Antonio Berti - è stata esaminata dal direttivo che, sulla base degli statuti, ha declinato l'offerta». La vicenda ha sollevato la reazione non della Pro loco (che si è limitata a prendere atto della decisione), ma di una parte dei soci che, a quel punto, hanno preso carta e penna per protestare contro la scelta: «La stragrande maggioranza della popolazione italiana si riconosce nella religione e nella cultura cattolica e quindi nei suoi simboli e nelle sue forme di devozione, anche chi non è praticante o devoto.
Perché dunque si vuole perseguire come una conquista quella di espellere dagli spazi pubblici comuni ogni riferimento alla nostra religione? Neanche nella nostra piccola realtà di provincia siamo riusciti a sfuggire a quella che il Papa va definendo da tempo la "dittatura del relativismo". I diritti delle minoranze passano avanti a quelli delle maggioranze. Non sarebbe ora di cambiare quei regolamenti che si rifanno a quando blocchi ideologici contrapposti erigevano muri?».
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