Il Tirreno

Montecatini

La storia dei nostri nonni al museo

Elena Guerri
All’interno dell’antico fienile sono stati raccolti strumenti un tempo di uso comune nelle campagne ed è stata ricostruita una camera con oggetti e mobili dell’epoca
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All’interno dell’antico fienile sono stati raccolti strumenti un tempo di uso comune nelle campagne ed è stata ricostruita una camera con oggetti e mobili dell’epoca

Inaugurata a Bagnolo la raccolta di oggetti della civiltà contadina

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 LARCIANO. La vita comune dei nostri nonni in un museo, uno spazio carico di fascino proprio perché racconta la nostra storia. Ieri mattina, nella suggestiva località di Bagnolo immersa completamente nella natura, ai margine del Padule di Fucecchio, è stato infatti inaugurato il museo della civiltà contadina "Casa Dei". Un antico fienile e un'antica stalla, completamente ristrutturati grazie al contributo della Regione Toscana, ospitano falci, torni, antiche macchine da cucire, ferri di cavallo, zappe e altri centinaia di strumenti utilizzati dagli agricoltori del primo Novecento. "L'aspro odor de i vini", citando il Carducci, investe ancora oggi chi visita le stanze dell'esposizione. Non mancano infatti le grandi botti, i fiaschi di vetro rivestiti di paglia e vi è perfino l'ammostaio, quell'arnese di ferro e legno a forma di pala con cui si ammostava l'uva nei tini schiacciandola e rimestandola.  Un'altra epoca non così remota, ma ormai presente solamente nei ricordi dei nonni, si concretizza di fronte gli occhi dell'osservatore. Ed ecco un carro grossetano, un carro empolese con il barroccio, uno splendido telaio per allevare bachi da seta ed ancora una granaiola da uva e un lavatoio con tanto di tinozza. Oggetti ormai desueti e forse presenti in un angolo di qualche soffitta completamente abbandonati e polverosi. Inoltre, al primo piano, è stata ricostruita una sorta di casa di allora in miniatura, con tanto di bagno e di salotto. Arredi essenziali fabbricati in lego. Uno specchio, un'immagine sacra ed una caraffa in porcellana come arredamento.  L'obiettivo dell'esposizione consiste proprio nel far conoscere all'uomo contemporaneo le tradizioni dei mezzadri e dei piccoli coltivatori toscani, mettendo in luce l'interazione tra luogo, paesaggio rurale e attività umana. Questa raccolta di attrezzature di campagna è stato il frutto di anni di ricerca, passione e conservazione di Angela Sabatini e del marito Giovanni Dei, prematuramente scomparso: «Possedevamo moltissimi oggetti, poichè da tre generazioni svolgiamo attività agricole. Ci dispiaceva gettarli e così nata l'idea di trasmettere la memoria della nostra terra con questo allestimento didattico». Il museo, difatti, si inserisce nell'ambito del progetto "Lungo le rotte Migratorie".  «In futuro - preannuncia Alessio Bartolini del Centro Ricerca - vorremo realizzare un percorso di collegamento con il Centro Visite di Castelmartini, in modo da offrire l'opportunità di visitarlo assieme all'area naturale».  «Nonostante sia collocato nella punta estrema del Comune di Larciano - aggiunge il sindaco Antonio Pappalardo - la mostra della civiltà contadina arricchisce il nostro territorio, già noto ai turisti per la presenza di monumenti storici di valore».  «È un'opportunità ulteriore in una zona già di per sé eccezionale», dichiara l'assessore provinciale Rino Fragai. «Indubbiamente le scuole potranno sfruttare questa struttura», fa eco il consigliere comunale della vicina Lamporecchio Stefano Ferrali.  Il museo resterà aperto al pubblico tutti i giorni dell'anno, su prenotazione (0573 82460, 335 7789139, associazionecasadei@gmail.com).

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