Il Tirreno

Montecatini

Aste deserte, bilancio a rischio

Francesca Maltagliati
I magazzini comunali
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I magazzini comunali

Non si presenta nessun compratore per due immobili del Comune

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 PESCIA. Sono entrambe andate deserte le aste indette per l'alienazione dei magazzini comunali delle Macchie di San Piero e della colonica con i terreni di via Fiorentina. Adesso l'unica soluzione per il Comune di Pescia sarà rappresentata il taglio della spesa pubblica. Un taglio che dovrà arrivare in tempi rapidi, entro il 30 settembre.  È infatti questa l'ultima data disponibile per la verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio. L'alienazione dei due beni era stata un'operazione decisa dall'amministrazione per ripianare il buco da un milione e 659mila euro accertato nel consuntivo 2010. Un disavanzo che, per legge, deve esser ripianato in tre anni e di cui almeno una parte essere iscritta nel bilancio del primo dei tre. Così nel preventivo 2011 trovavamo, fra le entrate, 400mila euro derivanti appunto dalla vendita dei due beni, vendita che però, alla fine, non si è realizzata. L'amministrazione in sintesi, prima di toccare la spesa (e di conseguenza i servizi) aveva provato a vendere i gioielli di famiglia, nonostante gli avvertimenti del collegio dei sindaci revisori che avevano considerato rischioso puntare solo sull'alienazione di tali beni per rientrare del deficit. Alla fine, infatti, questi beni proprio dei gioielli non si sono rivelati poiché non è stata presentata nemmeno un'offerta, sebbene fossero stati rivalutati al ribasso da un team di esperti (il costo dei magazzini era sceso da un milione e 480mila a un milione e 131mila euro, quello della colonica da 200mila a 191mila euro).  «Adesso è ora di finirla con le polemiche pretestuose di coloro che ci hanno accusato di svendere i beni di proprietà del Comune - afferma il sindaco Roberta Marchi, chiaramente seccato dagli attacchi di una parte dell'opposizione - noi abbiamo provato a reperire i soldi per rimettere in sesto i conti e tentare di risanare una situazione che, adesso dobbiamo dirlo, abbiamo ereditato. È ovvio che prima di mettere mano alla spesa e toccare i servizi abbiamo tentato di vendere dei beni dismessi. Adesso ci sarà chi è contento di questo risultato perché, pur di creare problemi all'amministrazione Marchi, non si pensa nemmeno al bene di questa città».  Quindi, nonostante non si possa affermare che eventuali compratori siano stati dissuasi dal clima in cui si è svolta l'asta, «certamente non ha aiutato - prosegue il sindaco - che si continuasse a dire che stavamo svendendo i beni del Comune e nemmeno chiedere l'intervento della Corte dei Conti». Adesso per il Comune le cose si mettono male. Sarà infatti necessario mettere mano alla spesa, già soffocata dai minori trasferimenti statali degli ultimi anni.

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