Italia
Spiraglio per i dipendenti Incom
David Meccoli
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Il presidio dei dipendenti Incom ieri davanti la sede di Assindustria Apertura verso la cassa integrazione per i 38 lavoratori a rischio
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MONTECATINI. Squarci di sereno in un cielo che è rimasto plumbeo per tutta l'estate sopra le teste di trentotto lavoratori della Incom. Sui dipendenti pende infatti la spada di Damocle della messa in mobilità, ma nell'incontro di ieri in Assindustria si è tornati a parlare di cassa integrazione, anche se l'azienda pare intenzionata a non abbandonare la strada che porta ai licenziamenti. Ora la palla passa alla Provincia. La situazione. Trentotto lavoratori (quasi tutte donne) in mobilità su un totale di 99 unità. Succede alla Incom, azienda di confezioni storica della Valdinievole, situata al confine tra Pieve e Montecatini, attiva fin dagli anni Cinquanta e da qualche anno distributrice di importanti marchi come Pirelli Pzero, Us Polo Assn, Chinook e A-Style. Dopo aver delocalizzato gran parte della produzione all'estero, alla Incom sono comunque presenti addetti a marketing, commercializzazione dei marchi, progettazione di nuovi modelli, magazzino e logistica. Una forza lavoro ben al di sotto di quella degli anni Settanta (quando i dipendenti erano più del doppio di quelli attuali), in parte già ridimensionata una decina di anni fa da una ristrutturazione. I presidi. Restano, comunque, 99 unità nella forza lavoro della Incom, che dal 1º novembre (fino a fine ottobre è in vigore la cassa integrazione) potrebbero ridursi a 61. Per questo a luglio i dipendenti si erano ritrovati davanti ai cancelli della sede per protestare contro la procedura di mobilità e per questo ieri mattina sono tornati a riunirsi davanti alla sede pistoiese di Assindustria, dove i rappresentanti dell'azienda e dei sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uilta Uil) sono tornati a parlarsi dopo un periodo di black-out. Prove di dialogo. Nell'appuntamento di ieri è stato fatto qualche timido passo avanti per la soluzione del problema. «L'azienda - spiega Michele Gargini di Filctem Cgil - pur continuando a mantenere la sua opinione sulla necessità di ricorrere ai 38 licenziamenti, ha acconsentito ad approfondire la possibilità di concedere la cassa integrazione. Per cui ieri si è chiusa una fase, con un mancato accordo, e da oggi se ne apre un'altra, con la quale cercheremo di trovare una via d'uscita insieme alla Provincia». Soluzione cassa. Ma cosa è cambiato dopo l'incontro di ieri? «L'azienda - risponde Gargini - prima escludeva a priori lo strumento della cassa integrazione, ora almeno ne parla. Si tratterebbe della cassa in deroga (quella ordinaria e quella straordinaria sono già state utilizzate), che fino a fine anno ha la copertura finanziaria, ma che il Ministero si appresta a rifinanziare anche per il 2012». Qui, però, si fermano gli spiragli di luce. Secondo la Cgil, infatti, l'azienda acconsentirebbe a ricorrere alla cassa, senza però abbandonare l'idea della mobilità. Ovvero: si concederebbe ancora un ammortizzatore (temporaneo) ai lavoratori, ma poi la caduta sarebbe ugualmente dura. Per i sindacati, invece, prorogare la cassa sarebbe lo strumento ideale per verificare, magari tra un anno, se le condizioni del mercato sono cambiate e se l'azienda avrà davvero l'esigenza di privarsi di tutti quei dipendenti. Sarà su questa distanza che dovrà essere trovato un accordo.
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