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«Voglio riabbracciare mio figlio»

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Bimbo allontanato dalla madre da 14 mesi, sit-in contro i servizi sociali

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BUGGIANO. Un sit-in di protesta per denunciare l'allontanamento forzato di un bimbo di 7 anni che da 14 mesi si trova in una comunità a un centinaio di metri dall'abitazione della mamma a cui è stato sottratto in esecuzione di un provvedimento del Tribunale per i minori. La manifestazione è in programma domani a partire dalle 9 davanti alla sede dei servizi sociali di Pescia. Ad organizzarla è la mamma del piccolo, con il sostegno del Movimento Italia garantista il cui presidente, Pier Paolo Zaccai, si scaglia contro «l'ennesimo caso eclatante di abusi compiuti dai servizi sociali che, irrispettosi della sentenza della Corte d'appello di Firenze che ha sancito il rientro in famiglia del bambino, continuano a trattenerlo in istituto, lontano dall'affetto della madre».  Alla protesta collabora anche il Centro servizi interdisciplinari di Roma che ha fornito assistenza legale durante l'iter giudiziario.  Tommy (nome di fantasia) e la mamma Lucia (altro riferimento fittizio) sono stati separati il 28 luglio 2010 dal Tribunale per i minori di Firenze su indicazione dei servizi sociali.  La donna ha 46 anni ed è una professionista residente a Borgo a Buggiano.  «Tommy deve tornare a casa, fermiamo i rapimenti di Stato - dichiara Pier Paolo Zaccai -. Si tratta di una violazione dei diritti civili ed umani inaccettabile. Il Movimento nazionale Italia garantista sta valutando l'opportunità di richiedere l'avvio di un'indagine conoscitiva sull'intreccio di possibili interessi economici che si potrebbe nascondere dietro questi casi (in Italia se ne contano 34 mila) di allontanamento dalle famiglie».  Per dare un segnale forte di sostegno e di vicinanza a Lucia ed ai tanti genitori che stanno vivendo e soffrendo per la separazione dai propri figli, domani il presidente Zaccai sarà a Pescia dove hanno sede gli Uffici degli assistenti sociali, per partecipare al sit-in di protesta cui darà il proprio contributo anche Raffaele Ferraresso, presidente dell'associazione di volontariato Centro servizi interdisciplinari.  La storia inizia il 4 febbraio del 2010 quando a casa della donna si presentano le assistenti sociali. Un sopralluogo a seguito del quale, riferirono gli educatori sociali al magistrato competente, risultò che «Tommy proteggeva la sua mamma con gli occhi» ovvero, la madre sarebbe stata "incapace" di proteggere e dunque di provvedere al proprio figlio.  Una decisione che Lucia ricusa con fermezza: «Ho avuto il mio bambino a 39 anni. Consapevolmente. Io e suo padre l'abbiamo voluto e desiderato e amato. È tutta la mia vita ed anche se da cinque anni io ed il padre siamo separati non gli abbiamo mai fatto mancare il nostro amore».  Ma come è iniziato questo inferno? «Per un periodo il mio ex compagno si dedicò un po' troppo al vino. Questo mi dispiacque tanto che mi rivolsi, soltanto telefonicamente e dando un nome di fantasia perché ero imbarazzata, a un'associazione per dei consigli. Subii delle pressioni da parte dell'associazione che insisteva perché lo denunciassi. Poi qualche tempo dopo scoprii che quelli dell'associazione erano risaliti alla mia identità in base al numero telefonico e avevano segnalato il mio "caso" ai servizi sociali. Ecco come è cominciato tutto. Sono quattordici mesi che lotto ma adesso ho paura. Anche se il perito incaricato di effettuare una consulenza di parte ha certificato la mia piena idoneità».  La mamma si è anche sottoposta ad un percorso psicologico volontario durato quattro mesi per dimostrare di essere in grado di occuparsi di suo figlio.  «Ho il cuore spezzato a saperlo lontano da me - afferma - lo vedo, è solo a cento metri da casa mia, ma non posso parlargli pena il rischio di non potergli neanche telefonare. Ho un dolore sordo e profondo: preferirei avere un tumore perché mi curerei invece di essere in questo abisso».

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