Proteste
Il Ccn finisce nel mirino
◗
Le miss mercoledì sera posano per le foto in un negozio Gli esclusi protestano per non aver ricevuto lo stesso trattamentoNiente foto in alcuni negozi associati
2 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. L'avevano detto che le miss si sarebbero fatte vedere frequentemente, e hanno mantenuto la parola. Ma non sono mancate ugualmente le polemiche. Vere e proprie proteste si sono levate, in particolare, in merito all'iniziativa di mercoledì sera, quella delle bellissime che avrebbero dovuto visitare i negozi del Centro commerciale naturale tenuti aperti per lo "Shopping sotto le stelle". E arrivano in particolare da due negozianti di via San Martino. Motivo? Da loro le ragazze non si sono fermate per il fotoservizio, ma hanno semplicemente consegnato una borsa con il manifesto e la vetrofania del concorso. «Ma non erano queste le condizioni che ci erano state assicurate», afferma Maura Cappelli del negozio Sottosopra. Non ce l'ha tanto con l'organizzazione di Miss Italia, quanto con il Centro commerciale naturale, a cui è associata. «Ci hanno detto di aprire dalle 21 - prosegue - per attendere l'arrivo delle miss. E così abbiamo fatto, saltando pure la cena. Poi che sarebbero passate a gruppi le ragazze, consegnandoci il materiale e posando per le foto nel negozio. Già in prima serata però le prime avvisaglie: ci è stato spiegato che per un problema legato agli sponsor ufficiali del concorso, alcuni negozi di abbigliamento e gioiellerie non avrebbero ricevuto il trattamento riservato invece ad altri. Ed è andata proprio così. Da noi le tragazze sono arrivate ormai alle 23 e solo per consegnare il sacchetto con il cosiddetto kit (tra l'altro mancava la coroncina...). Ma in altri negozi, invece, si sono fermate a fare le foto. Se c'perano problemi, il Ccn avrebbe dovuto avvertirci prima. Non è così che si organizzano le cose». Pochi metri più in là anche Gabriele Salcino, titolare dell'omonima gioielleria, rincara la dose. «Mi è stato chiesto se distribuivo prodotti Miluna, sponsor di Miss Italia, e ho risposto di no. E allora ho ricevuto lo stesso trattamento della signora Cappelli. Ma non si possono fare due pesi e due misure. Credo pure nella buona fede del Ccn che forse non era al corrente all'inizio di queste clausole, ma se è così è ancora più grave. In questo modo sono stati lesi il lavoro e l'immagine di alcuni associati. Ho già annuncioato che invierò le mie dimissioni dall'associazione. Non mi sono sentito protetto; anzi, mi sento danneggiato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
