Il Tirreno

Montecatini

È morto Omarò Buralli, storico corrispondente del Tirreno

Alessandro Gasperini
È morto Omarò Buralli, storico corrispondente del Tirreno

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PESCIA. Se ne è andato ieri notte, a 77 anni, Omarò Buralli, personaggio molto conosciuto a Pescia. Perito agrario, a lungo dipendente dei vivai Sonnoli, ma anche giornalista e storico collaboratore del nostro giornale, non si era più ripreso dopo il malore che lo aveva colto a Pasqua. Da allora le sue condizioni di salute erano andate via via peggiorando. Lo scorso gennaio aveva festeggiato i 50 anni di matrimonio con la moglie Eliana e le due figlie, Silvia e Nadia, a cui vanno le condoglianze del Tirreno. I funerali avranno luogo oggi alle 16 nella chiesa di Castellare.

«Sono stato il primo corrispondente del Tirreno in Valdinievole, prima ancora che venisse aperta la redazione di Montecatini». Amava sempre ripeterlo, Omarò, ed era vero. Lui inviava le sue cronache a Livorno già da molti anni quando, nel febbraio 1989, il giornale si insediò nelle nuove province di Pistoia e Prato. Addirittura quando ancora si chiamava "Il Telegrafo". Dettava le cronache delle partite di calcio del Pescia, soprattutto: uno dei suoi grandi amori, dopo quello per la famiglia e almeno al pari di quello per il suo "primo lavoro", la floricoltura.

Ma era attento anche a tutto quanto succedeva nella sua città al di fuori dei confini sportivi. I suoi "giri" per Pescia in cerca di notizie iniziavano al mattino presto e seguivano il percorso classico del "cronista di una volta": il Comune, il comando dei vigili urbani, la stazione dei carabinieri, il commissariato di polizia. Poi ancora una visita o una telefonata ai volontari delle ambulanze, ai pompieri, alle associazioni di categoria, all'ospedale, alla pretura... Sempre, ogni giorno, con un saluto per tutti, con il sorriso, con una battuta da toscanaccio vero buttata lì quasi per caso, con una strizzatina dei suoi occhietti furbi.

E, immancabilmente, in tarda mattinata arrivava la sua telefonata per fare il resoconto delle notizie raccolte, mettersi d'accordo sulla misura degli articoli da inviare. «Quanti righi?», chiedeva alla fine Omarò, riferendosi alle 20 righe per pagina disegnate sui fogli prestampati che il giornale inviava ai suoi collaboratori. E continuò a preferire questa unità di misura anche quando arrivò l'epoca dei computer e delle e-mail, mentre lui batteva ancora i tasti della sua fedele macchina da scrivere. Ciao, Omarò

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