Il Tirreno

Montecatini

È morto Omarò Buralli

Alessandro Gasperini
Omarò Buralli in una foto di pochi mesi fa
◗
Omarò Buralli in una foto di pochi mesi fa

Storico corrispondente del Tirreno, aveva 77 anni

4 MINUTI DI LETTURA





 PESCIA. Se ne è andato ieri notte, a 77 anni, Omarò Buralli, personaggio molto conosciuto a Pescia. Perito agrario, a lungo dipendente dei vivai Sonnoli, ma anche giornalista e storico collaboratore del nostro giornale, non si era più ripreso dopo il malore che lo aveva colto a Pasqua. Da allora le sue condizioni di salute erano andate via via peggiorando. Lo scorso gennaio aveva festeggiato i 50 anni di matrimonio con la moglie Eliana e le due figlie, Silvia e Nadia, a cui vanno le condoglianze del Tirreno. I funerali avranno luogo oggi alle 16 nella chiesa di Castellare.  «Sono stato il primo corrispondente del Tirreno in Valdinievole, prima ancora che venisse aperta la redazione di Montecatini». Amava sempre ripeterlo, Omarò, ed era vero. Lui inviava le sue cronache a Livorno già da molti anni quando, nel febbraio 1989, il giornale si insediò nelle nuove province di Pistoia e Prato. Addirittura quando ancora si chiamava "Il Telegrafo". Dettava le cronache delle partite di calcio del Pescia, soprattutto: uno dei suoi grandi amori, dopo quello per la famiglia e almeno al pari di quello per il suo "primo lavoro", la floricoltura.  Ma era attento anche a tutto quanto succedeva nella sua città al di fuori dei confini sportivi. I suoi "giri" per Pescia in cerca di notizie iniziavano al mattino presto e seguivano il percorso classico del "cronista di una volta": il Comune, il comando dei vigili urbani, la stazione dei carabinieri, il commissariato di polizia. Poi ancora una visita o una telefonata ai volontari delle ambulanze, ai pompieri, alle associazioni di categoria, all'ospedale, alla pretura... Sempre, ogni giorno, con un saluto per tutti, con il sorriso, con una battuta da toscanaccio vero buttata lì quasi per caso, con una strizzatina dei suoi occhietti furbi. E, immancabilmente, in tarda mattinata arrivava la sua telefonata per fare il resoconto delle notizie raccolte, mettersi d'accordo sulla misura degli articoli da inviare. «Quanti righi?», chiedeva alla fine Omarò, riferendosi alle 20 righe per pagina disegnate sui fogli prestampati che il giornale inviava ai suoi collaboratori. E continuò a preferire questa unità di misura anche quando arrivò l'epoca dei computer e delle e-mail, mentre lui batteva ancora i tasti della sua fedele macchina da scrivere. Con l'utilizzo del fax quale unica concessione alla modernità al posto della vecchia posta "fuori sacco" o delle dettature alle dimafoniste.  Buralli era così: cronista di una volta, attento e scrupoloso. Fino all'ultimo. I problemi dell'economia locale, le feste nei paesi della Svizzera e nei rioni del Palio, gli avvenimenti curiosi che solo lui riusciva a scovare, i piccoli e grandi episodi di cronaca nera: tutto quanto consente a una comunità di sentirsi tale, di ritrovarsi e riconoscersi anche nella semplice lettura del giornale, era quotidianamente raccontato da questo corrispondente gioviale ma rigoroso, addentro alla vita di Pescia ma poco attratto dagli scandali e da tutto quanto poteva gettare un'ombra sulla sua amata città.  E poi c'era il "rito" della partita domenicale, che Omarò viveva sdoppiandosi tra il tifoso quando era in tribuna e il cronista quando tornava a casa a scrivere. E una volta finito l'articolo, si attaccava al telefono per dettare in fretta. E per lui c'era sempre la priorità, perché ogni volta ripeteva: «Mi attende la mia signora per uscire». Ecco: il lavoro, dunque, la vera e propria passionaccia per il giornalismo vissuto soprattutto come servizio verso i suoi concittadini; ma, avanti a tutto, la famiglia.  «Caro capo», amava ripetere ogni volta che ci trovavamo a una cena di redazione, «io al Tirreno c'ero prima ancora di te». Forse non era vero, ma io annuivo, rispondendo al suo sorriso. E tutti a prenderlo in giro, fingendo di ricordarsi delle sue cronache dalla guerra di Libia! Beh, certo non partono da così lontano, ma i racconti di Pescia fatti da Omarò scandiscono un lungo periodo della nostra microstoria locale: il boom del vivaismo quando la città diventa capitale dei fiori e poi il suo lento declino, l'avvicendarsi di forze politiche di segno opposto al palazzo comunale, i trionfi sportivi e le ricadute. Tutto scritto a macchina, con la sigla O.B. in fondo alla pagina. Ciao, Omarò Buralli, decano dei corrispondenti del Tirreno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Trasporti

Traffico aereo ridotto in tutta Italia, problemi ai sistemi Enav: cosa sta succedendo ai voli

di Redazione web