Il Tirreno

Montecatini

Fughe ridotte al minimo

Il dottor Vito D’Anza
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Il dottor Vito D’Anza

Il dottor D'Anza spiega come opera il reparto «Mai più la pratica della contenzione forzata»

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 PESCIA. Il direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Asl 3, Vito D'Anza, in merito agli episodi di aggressioni denunciati nei giorni scorsi dalla Cisl, non ritiene che si sia trattato di casi di particolare gravità, e sottolinea come i dati delle fughe e degli "infortuni" subiti dagli operatori siano tra i più bassi d'Italia. «E questo - sottolinea - anche se li confrontiamo con quei reparti dove si continua la pratica disumana delle "porte chiuse" e della contenzione forzata. E d'altra parte i manicomi sono stati chiusi proprio per eliminare queste pratiche. Fino a poco tempo fa, le persone recluse in queste "città dei matti", dove le porte erano chiuse a chiave, venivano abitualmente legate, spogliate di tutti i diritti, e l'internamento durava spesso tutta una vita. Il potere degli infermieri, ancorché quello dei medici, era smisurato: decidevano della dignità delle persone, se una persona poteva essere umiliata o meno. La riforma psichiatrica italiana, chiudendo i manicomi, era proprio la sua essenza che intendeva superare e non solo la sua forma. Oggi la psichiatria possiede strumenti molto più "raffinati": i servizi territoriali di salute mentale, gli psicofarmaci, la psicologia e gli strumenti della riabilitazione. Nella Valdinievole fino a 6 anni fa la porta del servizio psichiatrico era sempre chiusa a chiave e decidere di legare le persone a letto era un atto gravissimo di cui gli operatori rispondevano solo a loro stessi. Venire ricoverati spesso significava sospendere la propria esistenza per mesi o anni, esattamente come nei manicomi. Se non si supera l'idea di rinchiudere e legare le persone con disturbo mentale non sarà possibile alcuna cura. I casi rari di allontanamento di pazienti dal reparto sono presenti anche in quelli in cui le porte sono chiuse e i pazienti legati. Si allontanavano da Pescia quando c'era la porta chiusa e le persone venivano contenute».  «Il problema oggi non riguarda tanto i ricoveri volontari - afferma D'Anza - ma i Tso: una persona in ricovero volontario si può anche "auto dimettere", ma la persona in Tso, no. I casi denunciati dalla Cisl riguardano ricoveri volontari, tranne un caso di Tso. Su questo ci sarà un audit che stabilirà come è successo, come non deve più succedere e quali sono le responsabilità. In ogni caso si adotteranno eventuali correttivi se ne riscontreremo l'opportunità, ma senza mettere in discussione il prinicipio della porta aperta e della non-contenzione. Questi due principi sono scritti anche nel Psr vigente che anche i sindacati (compreso la Cisl) hanno sottoscritto».  In conclusione si riporta questo dato: dall'Spdc (Servizio psichiatrico di diagno e cura) di Pescia, da quando la porta è aperta, si sono allontanati 8 pazienti in 6 anni: «Sfidiamo chiunque a dimostrare che non è uno degli indici più bassi d'Italia». Quanto alle denunce sugli infortuni di operatori aggrediti, l'Asl fa sapere che «nel 2011 si sono registrate 2 "aggressioni" che sostanzialmente sono state 2 spinte di pazienti verso operatori. Ma in una Rsa con nucleo Alzheimer quante spinte ci sono verso operatori?».

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