La manifestazione
Timothy T. sul podio di ogni tempo assieme ai più famosi Tornese e Crevalcore
Quando Baldi guidava il "vagone nero"
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MONTECATINI. E' dal 1953 che il Sesana manda in scena il suo rito, il Gran Premio Città di Montecatini, la corsa regina del trotter della Valdinievole. La storia del Gran Premio di Ferragosto nasce un anno prima della costruzione della tribuna dell'ippodromo, voluta dalla dirigenza di allora, il milanese Mario Locatelli, il più grande organizzatore ippico del Novecento, affiancato dal commendator Tino Triossi. Il disegno del Sesana di allora, a parte la zona del parco giochi, resta attuale e si deve all'esemplare progettazione dell'architetto Vietti Violi, colui che disegnò anche San Siro galoppo e quella meraviglia di Maia Bassa. Il Gran Premio Città di Montecatini ha un albo d'oro straordinario, campioni come una miniera di diamanti. E' difficile ricordarli tutti, pertanto una selezione all time vede il nostro preferito in Timothy T, il vagone nero guidato da Giancarlo Baldi che trionfò al Sesana nel 1974. Fu una delle più felici importazioni del nostro trotto quella di Timothy T. Fu un cavallo molto amato dal pubblico per il suo modo spettacolare di correre, la potenza del motore, il fascino dell'intramontabile Giancarlo. Una meravigliosa immagine a colori di Rosellini ci restituisce il "vagone nero" in tutto il suo fascino. Un campione vero, non il performer fortunato di una corsa, ma diverse stagioni ad accompagnare gli entusiasmi e i sogni del nostro tempo migliore. Un trottatore figlio di quella epoca in bianco e nero che però si colorava di cromatismi straordinari con mantelli, giubbe e ippodromi affollati. Ippica come punto d'incontro, come sfida ed esercizio intellettuale. Non improvvisazione, non assistenzialismo ma cultura allevatoria e orgoglio, senso di appartenenza. Tra il rintocco di zoccoli d'oro sulla pista e il silenzio un attimo dopo il traguardo le storie del trotto restavano a lungo nella memoria degli appassionati. Sul podio mettiamo Tornese e Crevalcore, che dal 1958 e il 1962 si spartirono gloria e soldi sul traguardo eccellente di Montecatini. Wayne Eden e il Morino sono dentro le pieghe del Gran Premio per un doppio consecutivo a metà anni Settanta e per la vicenda del rapimento che assunse toni mediatici clamorosi. Poi ci sono diverse suggestioni indigene a meritare spazio nell'amarcord. Atollo e Lanson, forse non due campionissimi ma due trottatori entrati nel cuore dei cultori per generosità, tempra e qualcosa di speciale che un trottatore ha. Poi qualche femmina che rubava ammirazione come Fiaccola Effe. La pupilla di Roberto Benedetti vinse l'edizione 1990. Quando la corsa fu abbinata alla Lotteria e si disputò fuori stagione, trasferita in ottobre. Ancora femmine, stavolta di stampo transalpino, con la velocissima Java Darche che stampò il record della pista. Legato da un filo indissolubile alla storia del Gran Premio è uno che non vinse: Delfo, la sua corsa fu una galoppata di pochi metri. Un non sense, una follia di un pittore svogliato che quella sera dove la bomboniera della Valdinievole straboccava di 17 mila spettatori decise che si era già dato abbastanza nella sgambatura. Delfo era così. Dominatore a New York nel mondiale e poi un ronzino che rimaneva al palo al ritorno in Italia. Era l'imponderabile dell'ippica e della vita. A suo modo qualcosa che attraeva la platea. I tempi sono cambiati, quei numeri di pubblico sono oggi impensabili, ma in una notte di mezza estate i cavalli è ancora bello andarli a vedere all'ippodromo. La notte del Sesana resta uno degli spettacoli più golosi del bello. P.A.
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