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Silvio, simbolo di libertà
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Silvio Bucchianeri Ricordato con una targa il rifiuto di Bucchianeri di aderire alla Rsi pagato con l'internamento nel lager
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PESCIA. Fra le frazioni della Svizzera Pesciatina, Pontito è fra quelle che, nel corso dell'ultima guerra, hanno pagato uno dei tributi più alti in termini di sangue e di vite umane. Domenica l'Istituto Storico della Resistenza e il Comune di Pescia hanno organizzato, nei locali della Pro Loco, una cerimonia per la consegna di una targa in ricordo di Silvio Bucchianeri, che fu prigioniero nei campi di sterminio nazisti di Mauthausen ed Ebensee. Numorosi i partecipanti alla manifestazione, che si è chiusa con la posa di una corona di fiori offerta da "Non solo fiori" di Patricia Molendi alla lapide dedicata ai caduti nella seconda guerra mondiale. Sono intervenuti l'assessore alla Cultura Stefano Cirrito, il presidente dell'Istituto Storico della Resistenza Renato Barontini, rappresentanti delle associazioni di aviatori, bersaglieri, marinai e carabinieri in congedo, dell'Associazione Nazionale Partigiani e dell'Associazione Nazionale ex Deportati, oltre agli autori del libro "Il popolo di Pontito alla memoria della sua gente", Marco Paolini e Gaetano Severini. Nel volumetto i due autori hanno affrontato il tema di tutte quelle persone, che Primo Levi definì "sommersi", che sono morte nei campi di sterminio della Germania nazista e dell'Italia fascista, e di quei prigionieri dimenticati, i pochi sopravvissuti che, dopo la guerra, trovarono difficoltà ad essere ascoltati e creduti. Paolini e Severini si sono fatti promotori di una iniziativa nata, per usare le loro parole, «per rendere onore a tutti i militari che, con il loro no alla Repubblica Sociale Italiana, subirono l'ingiuria del lager nazista. La loro fu vera resistenza». Bucchianeri, classe 1921, fino all'8 settembre 1943 fu inquadrato nella Divisione Venezia del Regio Esercito. Con l'armistizio entrò nella Resistenza nella Divisione Garibaldi. Catturato dai tedeschi, il 30 luglio 1944 fu deportato a Mauthausen ed Ebensee fra gli internati militari italiani, per essere liberato e rientrare in patria il 29 maggio 1945.
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