Il Tirreno

Montecatini

Tutto ruota intorno a un uomo d’affari russo accusato di una maxi-truffa da 24 milioni di euro

Riciclaggio: inchiesta chiusa

Pietro Barghigiani
Alexey Kalinichenko residente a Montecatini e detenuto in Russia per una maxi-truffa
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Alexey Kalinichenko residente a Montecatini e detenuto in Russia per una maxi-truffa

Otto indagati per un giro di soldi tra Cayman e San Marino

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 MONTECATINI. Dalla Russia a Montecatini passando dalle Isole Cayman e San Marino. Cambiavano latitudini a colpi di bonifici i soldi mossi lungo gli assi del triangolo dietro al quale, secondo la magistratura fiorentina, si sarebbe nascosto un riciclaggio internazionale di denaro per oltre 2 milioni di euro accumulato con una maxi-truffa ai danni di 4mila risparmiatori russi.  L'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Firenze, che tra il maggio e il luglio 2010 portò all'arresto di quattro persone, si è chiusa con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini.  Sono otto le persone indagate a vario titolo per riciclaggio, ricettazione e favoreggiamento personale e dell'immigrazione clandestina. Gli avvocati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, nuovi documenti e chiedere alla Procura di ascoltare i propri clienti.  Al vertice dell'organizzazione ci sarebbe il broker Alexey Kalinichenko, 32 anni, già detenuto in Marocco e dall'agosto 2010 estradato nel suo Paese, residente in via Amendola a Montecatini.  Secondo l'accusa sarebbe stato l'artefice di una stangata da 24 milioni di euro, consumata dal 2003 al 2006 in Russia. Sotto inchiesta anche la compagna dell'uomo, Tatiana Matsneva, 39 anni, residente in via Amendola, accusata di aver movimentato i capitali illeciti del finanziere per acquistare un rustico a San Casciano Val di Pesa da 1,7 milioni di euro e un appartamento da 700mila euro dove la coppia aveva la residenza in via Amendola.  Indagato per riciclaggio in concorso pure Roberto Ballerini, 57 anni, immobiliarista di Campi Bisenzio, amico di Kalinichenko e della sua compagna. Gli altri sono Paolo Perugi, 58 anni, di Firenze, accusato di ricettazione, amministratore unico della Edificatrice Immobiliare Toscana Spa, la società acquirente della villa a San Casciano con i soldi riciclati dal broker; Anna Calzi, 52 anni, di Fucecchio, accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per essersi prestata, secondo la Procura, a sposare per soldi Kalinichenko. Per il matrimonio simulato, celebrato a Montecatini il 28 agosto 2006, sarebbero stati versati alla donna e a Mirko Sterlino, 36 anni, di Montecatini, 30mila euro, nel ruolo di mediatore e indagato anche per riciclaggio. Per le Fiamme Gialle Sterlino, amico della Matsneva, avrebbe avuto un ruolo decisivo nel riciclaggio del denaro proveniente dalla Russia.  A chiusura delle indagini l'ipotesi della Procura fiorentina è che Sterlino abbia aperto un conto insieme alla Matseneva nella Banca San Marino Spa, agenzia World Trade Center, dove sarebbe stata accreditata, proveniente dalla società Progtune Advantage Ltd delle Isole Cayman, parte dei soldi ritenuti provento della maxi-truffa. La Finanza aveva scoperto l'esistenza di due bonifici, per complessivi 500mila euro, effettuati da Sterlino l'11 e il 23 ottobre 2006 dal conto di San Marino a favore del proprietario di un immobile a San Casciano Val di Pesa poi acquistato per 1,7 milioni di euro dalla Edificatrice Immobiliare Toscana Spa di cui viene ritenuto socio di fatto Roberto Ballerini, amico di Kalinichenko e della sua compagna, legale rappresentante della Aleta Srl, acquirente occulta del fabbricato (20 vani, piscina, giardino e 4mila mq di terreno agricolo).  Altro indagato è Fabrizio Fusi, 50 anni, di San Casciano Val di Pesa, accusato in concorso con Matsneva di aver contraffatto l'atto deliberativo di trasferimento della carica di amministratore unico della Aleta Srl da Kalinichenko alla compagna e anche di falso ideologico per aver depositato l'atto alla Camera di Commercio.  Infine, per il reato di favoreggiamento personale compare nell'inchiesta anche Carmine D'Alleva, 60 anni, di Pistoia, definito dagli inquirenti un corriere compiacente attraverso il quale Ballerini e Matsneva cercavano di recapitare al broker detenuto in Marocco un computer e un cellulare.

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